Non siamo nazione, ma cultura da rispettare.

Se si dovesse pensare ad un grande raduno al quale invitare gli occitani e i provenzali delle nostre valli, probabilmente non si presenterebbe nessuno o comunque non verrebbero i diretti interessati.

Ci potrebbero essere studiosi movimenti, gruppi, ma non loro, non i nostri valligiani che continuano a vivere una dimensione naturale e che se avrete l'occasione d'incontrare, non sentirete mai professarsi occitani appartenenti ad un'ipotetica nazione occitana. Vi racconteranno piuttosto che la loro lingua, 8 quella stessa alla quale si riferiscono con espressioni del tipo "a nosto modo, noste patouà, parlà couma nouziaouti") e in primo luogo la lingua degli affetti, quella dei propri padri che serve per esprimere le cose a cui si è più profondamente legati, la lingua che è direttamente collegata con un territorio, con delle realtà affettive, sociali e lavorative. Le diversità presenti nelle varie parlate locali, non si configurano come ostacoli all'intercomprensione, ma piuttosto come valore aggiunto che può solo generare ricchezza e che come tale ha il diritto di essere salvaguardato nella propria dignità.

La gente delle nostre valli non si riconosce in una nazione, non avverte minimamente il problema di identificarsi nel termine occitano piuttosto che provenzale: custodisce dei valori ,degli affetti, delle tradizioni che chiedono di essere rispettati, non omologati e stravolti. Non sarà il riconoscimento di una legge o l'adozione di una lingua normalizzata a salvare dal declino che è purtroppo in corso, la realtà linguistica e conseguentemente sociale ed economica dell'area alpina di cui trattiamo.Considerazioni del tutto personali queste, supportate però dal fatto di vivere in prima persona tale realtà, non già come spettatore distaccato, bensì come patoisante attiva, coinvolta socialmente, culturalmente e forse più ancora affettivamente.

E' importante documentare, valorizzare, raccogliere le testimonianze orali dei protagonisti di una civiltà che può anche essere arrivata al capolinea e che proprio per questo chiede di non essere violata, ma rispettata e fatta conoscere per che realmente è. In quest'ottica, avrà un senso continuare a parlare la lingua di mio padre finché potrò farlo liberamente senza costrizioni o artificiose invenzioni: quando le convinzioni di base verranno meno, sarà più dignitoso tacere per affetto e per rispetto.

Silvana Allisio