Lettera alla Consulta
Egr Presidente della Consulta Provenzale,
la Comunità Montana Valle Maira ha recentemente pubblicato un pieghevole al fine di pubblicizzare le attrazioni turistiche della vallata dal titolo "Valle Maira , opzioni di scelta".
Il volantino è piegato in otto facciate e la grafica è impostata prendendo spunto da quella di Windows.
Ho riscontrato nei testo affermazioni che mi hanno lasciato stupefatto.
Nella parte interna è rappresentata una mappa turistica della Valle Maira adagiata su quella che gli occitanisti chiamano erroneamente "croce occitana", di colore giallo in campo rosso, evidente stilizzazione della cosiddetta "bandiera occitana".
In alto a sinistra il testo recita "La Valle Maira, valle occitana" e dopo una breve descrizione delle attrazioni della vallata compare una cartina in cui è disegnata la cosiddetta "occitania granda" comprensiva di tutto il meridione di Francia e delle valli italiane del Piemonte sud occidentale, evidenziata in giallo e contenuta in confini geografici ben precisi tracciati in rosso. In essa, come scuola occitanista insegna, sono scritti i nomi delle varie regioni in cosiddetta "lingua occitana normalizzata".
Nella parte posteriore in alto a sinistra compare un riquadro nero in cui è scritto "Valle Maira, percorsi occitani", con tanto di indicazione schematica delle tappe,
Nell'elenco finale degli Indirizzi utili alla voce "Associazione accompagnatori turistici" si legge " Possibilità di guide naturalistiche e turistiche parlanti in lingua occitana."
E' risaputo che il termine "occitano" non appartiene alla nostra tradizione locale:
- Sia esso riferito a qualsiasi delle nostre vallate, quindi inteso come toponimo geografico del quale è impossibile reperire alcuna traccia in alcuna delle cartine storiche rappresentanti il nostro territorio sia in epoca antica che medievale o moderna sia in età contemporanea ( ad es. le cartine dell'IGM non riportano assolutamente il termine occitano riferito né a luoghi né a borghi, paesi o città né a fiumi e tantomeno a sentieri.) Né consegue che la definizione della Valle Maira come "valle occitana" è del tutto arbitraria e fasulla nonché inaccettabile.
- Sia esso riferito al nostro territorio come parte di una ipotetica più ampia entità nazionale tuttora inesistente nella tradizione storica europea (non ci è stata assolutamente tramandata in alcun documento la definizione di alcuna regione francese o italiana col nome di "occitania")
- Sia esso riferito a un ipotetica e inesistente lingua nazionale o soprannazionale della quale non si trova traccia certa né nella storia linguistica europea né nella linguistica ufficiale. Le varianti linguistiche delle nostre valli non sono "lingua occitana", non lo sono mai state, bensì sono varianti di Provenzale alpino, come indicato nell'opera di Corrado Grassi "Correnti e contrasti di lingua e cultura nelle Valli cisalpine di parlata provenzale e franco-provenzale", G. Ciappichelli Editore, Torino, 1958.
- Sia esso riferito a una bandiera che non trova alcun riscontro su territorio né storico, in quanto creata di sana pianta da François Fontan, né nella cultura e nel sentimento popolare ben lungi dall'aderire a un nazionalismo per niente sentito dalla gente delle nostre vallate. I colori di tale bandiera non sono affatto rappresentativi della tradizione storica e araldica del nostro territorio ma fanno riferimento ai tipici colori di un estremismo di sinistra proprio del MAO e del Partit Nacionalista Occitan di Fontan. Elementi del tutto estranei alla nostra storia .
- Sia esso riferito a dei "percorsi occitani". Ci chiediamo come può un sentiero essere "occitano"? Quale elemento lo potrebbe distinguere come tale e differenziare da un sentiero "non occitano", dato che l'"occitania" non esiste e sicuramente il nostro territorio non ne fa parte?
- In ultimo appare sconcertante la definizione della valle come unico blocco turistico, culturale e linguistico come a rappresentare un entità unica ed unita in una cultura, quella occitana appunto, inesistente. E' risaputo che le vallate alpine sono da tempi antichissimi caratterizzate da situazioni geografiche le più varie e differenti : fondovalle con presenza di pianura e condizioni climatiche più agevoli opposti a medie vallate meno accessibili con climi più rigidi e alte valli quasi inaccessibili e dal clima rigidissimo. A tutto ciò è sempre corrisposto una varietà precisa delle culture presenti sul territorio: cultura italo piemontese nei fondovalle, cultura montana a media vallata linguisticamente ancora legata ai fondovalle e cultura alto montana nettamente differente e legata alla realtà transalpina. Invece qui si fa un enorme calderone in cui anche il fondovalle diventa di cultura "occitana" compresi Villar San Costanzo e Dronero.
A queste osservazioni consegue l'enumerazione di parecchie imprecisioni e incoerenze nell'insieme dei testi proposti:
Come mai, se la Valle Maira è "valle occitana", la cartina riporta in gran parte, ed anche in zone di alta valle, i toponimi reali che non sono in lingua "occitana" bensì in italiano, provenzale alpino, francese e alcuni addirittura di origine spagnola? Questo la dice lunga sulla ipotetica esistenza di una cultura occitana millenaria che a quanto pare non avrebbe stranamente lasciato neppure tracce nei toponimi.
Come mai in tutto il resto del pieghevole non appare traccia evidente di questo supposto su strato culturale che, se fosse così presente ed evidente, dovrebbe permeare naturalmente tutti i testi fino ad un eventuale stesura in "occitano normalizzato" che non è stata adottata? E perché non è stata adottata? Forse perché adottare una lingua che non è conosciuta sul territori avrebbe reso illeggibile da chiunque questo pieghevole?
Come mai nelle nostre vallate non appaiono visibilmente i simboli che voi erroneamente attribuite alla nostra cultura, storia e religione? Quella che voi erroneamente definite croce catara o occitana, che altro non era in realtà il simbolo della casata nobiliare dei conti di Tolosa che dista di qua 900 e più chilometri, non è mai comparsa né nell'araldica della nobiltà locale né sui piloni dei nostri sentieri o nelle nostre chiese.
Sono rimasto stupito da questo pieghevole e mi chiedo che senso possa avere fare pubblicità e promozione al nostro territorio in questo modo. In questo pieghevole sembrano pienamente accolte i contenuti della dottrina "ideologica- politica" dell'occitanismo, e la cosa più incredibile è che tali uscite, secondo me poco felici, si trovano solo nella pubblicità "culturale" di Espaci Occitan e non nei sentimenti e nella mentalità degli abitanti delle vallate.
Le nostre vallate sono state in passato luogo di incontro, passaggio e accoglienza delle più diverse culture e sempre estranee a movimenti e sentimenti di carattere nazionalistico localistici.
Noi siamo convinti che la nostra lingua e la nostra cultura siano sempre state costituite da molti aspetti differenti che le hanno rese vivaci e varie, in una parola pluralistiche, democratiche e libere.
Spedisco questa lettera alla Consulta Provenzale perché ritengo che sia ormai venuto il momento di contrastare la deriva occitana e rivalutare il patrimonio culturale reale delle nostre valli.
Distinti saluti.
M. G.