L'Epopea Occitanista

Testate Giornalistiche: Il Corriere di Saluzzo, Il Maira

Egregio Direttore,

la cronaca locale si è fatta ormai da tempo ricca di riferimenti all'epopea occitanista, avventura senza fine che riguarda ormai chiunque viva all'interno dei confini delle comunità montane.

E' notizia , riportata dal giornale "Occitanio vivo", o come diavolo si scrive, che è stato approvato un protocollo d'intesa tra MIUR e Regione Piemonte, per mano dell'Ass. alla Valorizzazione del Piemonte, per promuovere l'insegnamento delle lingue, piemontese, occitana, walser e franco provenzale. Il tutto in base alla Legge 482 del 1999 e alla Legge Regionale 26 del 1990.

La Regione Piemonte continua a premere l'acceleratore sulla promozione della lingua occitana, mentre noi nelle valli ci chiediamo "ma che cos'è questa lingua occitana?". Siamo tanti in Valle Grana , Maira, Varaita e adiacenti a confrontarci da sempre con la realtà delle nostre montagne e a sapere che la lingua parlata dai nostri vecchi è costituita da varianti di provenzale alpino, supportata da un originale sentimento d'identità che definisce da sempre tale lingua a nosto modo.

Nel dopoguerra, in termini linguistici, i proff. Grassi Corrado e Buratti definirono la lingua delle nostre vallate come provenzale alpino, mentre allora ancora la si considerava una variante stramba di piemontese. Qui nessuno ha mai sentito parlare di occitano e occitani prima che a Frassino venisse a rifugiarsi un certo oscuro personaggio chiamato François Fontan, fondatore in Languedoc del Partit Nacionalista Occitan, qui venuto, nostro malgrado, a morire, in quanto esiliato dalla Francia di De Gaulle.

Dopo la sua morte, avvenuta a Cuneo nel 1979, alcuni suoi allievi, cinque per l'esattezza, hanno cominciato a percorrere le vallate raccontando la favola dell'occitania, nazione negata da gente molto cattiva ed egoista proveniente dal nord Europa. Almeno questo loro sostengono, devo dire molto coraggiosamente, a fronte di una storia ben diversa. Il tutto al grido "il faut faire l'occitanie", sempre in bocca a Fontan, che sognava una grande nazione con apparato ministeriale, esercito, confini ben definiti ,col tassativo obbligo per tutti di imparare la lingua occitana, etc. etc. (lui tra l'altro era un guascone che parlava solo il francese) curioso, vero!?

Ora ci troviamo con la Regione che ci propina la favola istituzionale dell'occitano normalizzato ventilando la minacciosa ombra di un Albo degli insegnanti di occitano, lingua non attestata nelle nostre valli né da riscontri storici né linguistici. Una vera e propria favola del duemila. Ahimè, ma l'Ass. Vaglio ancora è accecato dal fantasma occitano e così, bontà sua, ha fatto di tutto finché è riuscito a provare ad imporci una lingua che non ci appartiene, che nessuno parla e che nessuno vuole imparare. Intanto tutti tacciono distratti e disinteressati, tacciono le montagne dirette interessate, lasciate al silenzio dell'abbandono, la cui competenza sembra non appartenere a nessuno (quassù davvero non si parla più nessuna lingua) con buona pace dell'utopia occitana.

Purtroppo, ora gli occitani, si fanno forti, così dicono, della legge, asserendo spesso che la legge riconosce l'occitano e non il provenzale, ahimèèè!!! Cosa ci tocca udire! La legge per ora tutela l'occitano, non lo riconosce, perché alla legge spetta il solo compito di "tutelare le minoranze linguistiche" non di riconoscerle, così come da mandato costituzionale. La Costituzione all'art. 6 riconosce le minoranze linguistiche, siano esse storiche o no, e dice semplicemente che la Repubblica si riserva di tutelarle con apposite leggi "di tutela".

Ma figuriamoci se adesso la Repubblica Italiana, libera e democratica, si riserva di riconoscere o negare l'esistenza, per legge, di una qualsiasi entità o realtà sia essa materiale, culturale, linguistica o altro. Mai vista sta cosa! E pensate che la Regione Piemonte, deviando dalla lettera della Costituzione, si ostina a negare l'esistenza palese e reale della minoranza linguistica provenzale semplicemente perché non ha voluto inserirla nelle leggi di tutela nazionali e regionali, per favorire l'occitanismo.

Ma immaginate come possano ostinarsi a non riconoscere la lingua provenzale considerata dall'autorità competente per la Repubblica Francese, al momento della ratificazione della Carta Europea per le Lingue Regionali e Minoritarie, fra le lingue minoritarie e regionali, al posto dell'occitano; riconosciuta dall'UNESCO come lingua minacciata di estinzione; consacrata agli allori letterari dal Premio Nobel Frederì Mistral, poeta provenzale!?! Come può una regione italiana, ente locale territoriale, facente parte integrante dello Stato Italiano, ente tra l'altro che fatica a definire una sua statura e figura legislativa e amministrativa, a caricarsi della gravosa responsabilità di dire "sul mio territorio non esiste e non è mai esistita la lingua provenzale ", riconosciuta a livello europeo!?! o comunque come può legarsi al carrozzone "occitanista", che sostiene impropriamente che il provenzale è "dialetto dell'occitano", negandole così la sua propria dignità di lingua!?!

E' l'ora di affermare che il provenzale esiste anche in Italia, quale minoranza riconosciuta dalla Costituzione, ma purtroppo non gode ancora della tutela della legge, ma anch'essa è comunque di fatto parte dell'originale patrimonio linguistico del Piemonte.

Così non ci resta che salutare e augurare a tutti gli occitani un buon viaggio, salutando e ringraziando di cuore i legittimamente eletti membri della Giunta Regionale, ricordando a tutti che anche noi provenzali e provenzalisti italiani, con buona pace di chi non ci sopporta, esistiamo e addirittura ci permettiamo di esercitare il nostro diritto alla parola, ad associarci liberamente, il nostro diritto all'opinione e a nutrire e rafforzare la nostra identità culturale, il nostro diritto a rifiutarci di essere "occitani" e in ultimo il nostro diritto al voto.

A reveire, a ben leu.