Radio Rai 3: Occitania

Direzione della Redazione Rai

Egregio signor Lantelme,

Ho sentito alcune delle puntate da Voi trasmesse a titolo "Occitania". Io vivo in una delle valli del Cuneese, da noi si parla "a nosto modo", o provenzale alpino e non "occitano". La mia gente è sempre emigrata in Provenza e noi non ci sentiamo assolutamente rappresentati da coloro che si dicono e ci dicono "occitani": gente che sta in pianura e ci accusa di passatismo e nostalgia.

Noi in montagna ci stiamo ogni giorno, qui cresciamo e mandiamo a scuola i nostri figli, lavoriamo la nostra terra, teniamo vivi ogni giorno i paesi che ci hanno lasciato i nostri vecchi - siamo stufi di questi occitani che salgono dalla pianura al sabato sera e per le feste e ci vengono a insegnare come dobbiamo parlare, come dobbiamo ballare, come dobbiamo far festa, come dobbiamo "farci furbi" e si fanno i soldi sulla nostra pelle con l'appoggio di politici compiacenti che in Regione Piemonte fanno loro arrivare soldi a palate.

Vengano questa gente a provare a vivere tutto l'anno nei nostri paesi, guadagnandosi da vivere con il lavoro e non con i contributi dello stato, ce più giustamente spetterebbero a noi che sulle nostre montagne viviamo e le facciamo vivere allevando i nostri figli quassù dove le scuole quasi non ci sono più, le strade per scendere sono lunghe e gelate d'inverno.

Noi, senz'altro, abbiamo un torto, che occupati a lavorare ogni giorno per tirare avanti, non abbiamo tempo da sprecare per andare a gridare forte davanti ai mass-media o a battere cassa a Torino e a Bruxelles. Siamo veramente stufi di questa moda "occitana" che deborda, straripa, inonda ovunque: dalle polente alle salsicce, alle gare a bocce, alle partite a calcetto, ai cuneesi al rhum, alle bandiere della Comunità Montana Siamo stufi di esperti "occitani", esperti della nostra lingua, che ci dicono che la nostra lingua non è quella giusta ,quella vera e pura; esperti della nostra musica che ci dicono che non è abbastanza "etnica" e pura e poi ci spacciano per musica "occitana" le danze folk di mezza Europa, ormai divenute cera musica di regime "occitano" da suonarsi solo dietro apposita bandiera; questi esperti della nostra vita venuti da Gioia Tauro, Reggio Calabria, Torino, Brescia o dalla Catalunya.

E tutti, guarda caso, sono più esperti di noi che viviamo qui e hanno il coraggi odi fare i presidenti di associazioni "occitane", tutto di loro spontanea volontà, pretendendo di rappresentarci senza però chiederci nulla. Se tutto questo è "occitano", noi non siamo occitani!
Siamo stufi di essere denigrati e insultati e sfruttati da questi nostalgici "nipoti della domenica" di "nonne occitane": noi , rimasti qui, non siamo né nostalgici né retrogradi.

Conosciamo il nostro passato e amiamo la nostra terra, siamo coscienti che la montagna ha vissuto tempi migliori, ma, proprio perché abbiamo salde radici nella nostra storia, e nella cultura antica della nostra montagna, abbiamo scommesso su un futuro migliore per la nostra terra e i nostri figli. E abbiamo scommesso per vincere.

Intanto, mentre dilaga la moda "occitana", le nostre montagne si svuotano sempre più le scuole si chiudono, i paesi si spengono. Fra poco non ci sarà più nessuno sulle nostre montagne. Intanto agli occitani cosa importa? Loro potranno sempre fare gli occitani di razza pura stando a Dronero, o Cuneo, o Torino, o nella grande "occitania" della pianura. Sarà ancor più facile più comodo e più bello, almeno i nostri morti potranno riposare in pace.

A reveire