Lettera sui Catari
Testata giornalistica: Cuneosette
Egregio Direttore buongiorno,
sono un assiduo lettore del vostro giornale, sul numero di Cuneosette del 16 giugno, p. 30 è stato pubblicato un articolo intitolato La Rocca dei Catari - Viaggio tra mito e realtà nell'Alto Medioevo, alla scoperta dell'eresia dei perfetti.
Dopo la valanga di proclami propagandistici gli occitanisti sono arrivati al balletto degli assurdi: ora pretendono di somministrarci la loro lettura della storia forse credendo che chi legge si nutra di pane e santa ignoranza.
A parte che il catarismo si affermò non nell'alto medioevo, ma a partire dalla seconda metà del secolo XII, e già il titolo della manifestazione ci fa capire la serietà dell'iniziativa. Pensiamo però che sia ora di smetterla con questo parallelismo antistorico di occitania-catarismo perchè:
- lo abbiamo già detto, l'occitania non è mai esistita
- il catarismo è un credo religioso che si presentò in tutta Europa, compresa l'Italia su influssi religiosi provenienti dal mediorente e non si può identificare prettamente nel sud della Francia
- la crociata definita albigese non ha nulla a che vedere con la conquista della mai esistita occitania da parte del re di Francia, ma è ormai dimostrato come la crociata contro i catari fu all'inizio un'iniziativa promossa dalla chiesa quindi una vera e propria crociata priva in partenza di retroscena geopolitici; questa tesi è tra l'altro sostenuta da George Duby nel suo scritto" da Ugo Capeto a Giovanna d'Arco"
- le valli del Piemonte sud-occidentale sono forse state via di passaggio per i fuggitivi della crociata, ma non hanno mai denotato una presenza catara particolare, anzi essa fu molto minore (anche a Roccavione) di quella riscontrata nelle altre regioni dell'Italia centro-settentrionale.
Ora le nostre valli sembrano diventare lo scenario di un egemonia catara mai esistita: se non vogliamo distruggere per sempre la nostra cultura, perché non torniamo ad essere seri, ricordandoci di ciò che veramente ci appartiene? Invece no, dobbiamo cercare di imitare chi ci sta vicino impadronendoci della sua storia e cultura, dimenticandoci di avere anche noi una storia e una varietà culturale e linguistica che nulla ha da invidiare agli altri.
Distinti saluti,
Consulta Provenzale.