La Questione Provenzale Problema Politico
La Consulta Provenzale in occasione delle elezioni amministrative europee, richiede l'impegno dei nuovi eletti e si oppone alla "globalizzazione occitana"
In occasione delle elezioni amministrative comunali e Provinciali e delle parellele elezioni europee, la Consulta Provenzale ha avviato una campagna informativa per riprendere la "questione provenzale". A questo scopo è stato diffuso un manifesto che recita "No alla globalizzazione occitana". Il testo, poi, porta in evidenza il malumore diffuso della gente delle valli alpine di Cuneo e Torino, causato dalla continuo bombardamento mediatico occitano, che attribuisce caratteri storici e linguistici, nonchè di appartenenza a nazioni e popoli inesistenti.
Agli eletti e, soprattuto, ai candidati sindaci ed ai candidati presidenti di Provincia, nonchè ai candidati al Parlamento Europeo, si richiede una attenta valutazione e si invita a approfondire la questione "occitano - provenzale" nei suoi aspetti reali e storico-linguistici.
La mancanza di un serio approccio al problema, in questi ultimi anni, ha causato gravi ripercussioni sul processo di valutazione sulla cultura alpina, concratasi in azioni che hanno alterato la tradizione e la civiltà locale omolongandola ad un malcelato pensiero nazionalistico occitano. Prima azione portata avanti allo scoperto, è stata la promozione a diversi livelli (politici, didattici e mediatici) della "normalizzazione linguistica": operazione che tende alla negazione culturale delle realtà linguistiche locali, e che promuove una lingua "altra", futuro idioma pan-occitano.
La Consulta Provenzale e gli oltre 2000 aderenti delle valli alpine intepretano il disagio provocato da una simile azione globalizzante e si augurano che i nuovi eletti prendano a cuore questo grave problema, che non si limita ad una disquisizione terminologica, ma risulta essere una vera discriminazione culturale e di valori civili di democrazia.
Testo del manifesto:
No alla globalizzazione occitana
La gente delle valli alpine rifiuta
lo stravolgimento culturale e linguistico
imposto dalla lobby occitana.
Rivendichiamo per il futuro il diritto di parlare a "nosto modo"
e di conservare e vivere i nostri paesi,
la nostra storia, le nostre tradizioni.