Commento a Mistral dice no all'"occitania"

Roumiè Venturo, complice la corrispondenza di Mario Gasquet, toglie ogni dubbio al lettore su quale fosse il rapporto di Mistral con l'idea di "occitania" e su cosa il poeta pensasse a riguardo. Interessante la tesi che Mistral in realtà, ben lungi da essere occitanista o pan-occitanista , fosse pan provenzalista, ossia intendesse per Provenza tutto il Midi di Francia così come si faceva nel Medioevo in cui, dice Mistral, i conti di Tolosa amavano definirsi "conti di Provenza". La visione pan provenzalista di Mistral va considerata come il risultato della rilettura della storia medievale, che si accompagnò all'ondata romantico patriottica di metà Ottocento, quindi ben lungi da essere una visione oggettiva della storia del Midi di Francia. Di fronte al pan-provenzalismo mistraliano i Linguadociani si staccarono dall'indirizzo mistraliano e , per conservare la propria indipendenza culturale, si autodefinirono "occitani". Come mai, dice Venturo, ora che sono gli occitanisti a proporre una visione pan-occitana della storia e della cultura dei paesi d'oc, i Provenzali, i Guasconi, gli Alverni, i Nizzardi e i Provenzali italiani, sono biasimati per aver scelto una via di valorizzazione della loro identità culturale e linguistica, opponendosi allo sforzo unificante occitanista, che parte questa volta da Tolosa? Ma Mistral aveva già preavvertito che il XX secolo avrebbe visto l'acuirsi delle spinte regionaliste volte a valorizzare i patrimoni culturali delle singole regioni, addirittura parlando di autonomia amministrativa. Al di là di un pan-provenzalismo ormai demodé e di un panoccitanesimo assurdo che fatica a farsi strada, soprattutto nelle nostre valli, la Consulta Provenzale sostiene che sia giunta l'ora di affermare il diritto di ognuno a parlare, scrivere e vivere come la propria tradizione locale gli suggerisce, nel rispetto delle varianti linguistiche e culturali di tutti.