Al Signor Lombardo Giacomo

Spettabile Signor Lombardo Giacomo,

Cogliamo, nuovamente, l'occasione per dare il nostro appoggio alla Belmondo come ultimo tedoforo per le Olimpiadi Torino 2006, nessuno meglio di lei rappresenterebbe la terra di Piemonte. Certamente siamo d'accordo con i giovani delle valli che le hanno consigliato di non vestire la cosiddetta "bandiera occitana" perché non rappresentativa della gente delle vallate alpine.

Al signor Lombardo vorremmo ricordare che avete da sempre favorito la diffusione dell'ideologia nazionalista "occitana" di François Fontan (si prendano ad esempio i libri curati dalla stessa Chambra d'oc come "Valdas occitanas, occitania granda" e non mi dica che non si ricorda chi fosse Fontan. E quindi dietro un "sedicente" sforzo culturale è in realtà ben chiaro il delinearsi di un disegno politico e ideologico e per di più nazionalista, (che propone frontiere, bandiere, inni, lingua normalizzata...). E non siete forse in strettissimo contatto con l'Institut d'Estudi Occitan, o IEO, di Tolosa primo sostenitore dell'ideologia nazionalista occitana?

Ricordiamo che Espaci Occitan è una creazione dell'IEO e che presso la sua sede di Dronero è presente una sede distaccata dell'Institut d'Estudi Occitan.

Ricordiamo anche che la Legge nazionale 482/99 non riconosce la "nazione occitana" e nemmeno la sua bandiera.

Speriamo vivamente che nessuno canti un canzone popolare inopportunamente travestita da "inno occitano" e tra l'altro mi spieghi signor Lombardo, un "inno" è generalmente proprio di un partito, una nazione, uno stato e come mai se voi fate solo cultura andate in giro a diffondere "inni"?

Definire "occitano" qualcuno non è assolutamente un insulto, e non l'abbiamo mai detto, semplicemente bisogna sapere che è una nozione diffusa dalle teorie della Partito Nazionalista Occitano e dal Movimento Autonomista Occitano, ambedue fondati dal teorico dell'occitania ... nazione, F. Fontan. Di qui, dirsi "occitano", significa vestire ben altro che una casacca "culturale", ma un pensiero ed una ideologia. Questo non è stato spiegato ai politici che, senza desiderio di approfondimenti culturali e senza alcuna ricerca specifica, hanno integrato nella legge 482/99 sulle minoranze linguistiche il termine "occitano", facendo della stessa legge una legge di esclusione verso ogni espressione linguistica: con quale diritto la lingua parlata a Cuneo deve considerarsi di serie "B" rispetto a quella parlata a Ostana? Di rimando: con quale arroganza gli abitanti delle valli sarebbero costretti a dirsi "occitani"?

E già perché tutto questo tra l'altro non è neppure stato spiegato alla gente comune.

Stefania Belmondo, signor Lombardo, ha scritto di non voler etichettare la sua cultura ed è quello che la Consulta Provenzale sostiene da tempo, cioè di non accettare l'etichetta "occitana" ma di valorizzare il vero patrimonio linguistico e culturale delle vallate per quello che ossia la lingua e la cultura dei nostri padri, a nosto modo. Questo è da sempre il nostro motto.

Signor Lombardo lei è un politico e infatti è sindaco di Ostana e spero che ben le giovi la cosa. Ma guardi che siete voi della Chambra d'oc a fare politica perché noi della Consulta manco ci proviamo e la lettera dei giovani delle valli piemontesi ci pare non esprimesse accenti politici di alcun tipo, ma semplicemente lamentasse il vostro modo di fare politica, che non è detto debba piacere a tutti. Certo è che nell'assoluto disinteresse, la lettera ha dato fastidio perché dissenziente. E poi ci spieghi, con quale meccanismo e valutazione la stessa Regione Piemonte, si azzarderebbe a promuovere la lingua e la bandiera occitana ai Giochi Olimpici Invernali, ed esclude il vessillo e la lingua piemontese, terra che accoglie ed organizza l'evento mondiale? Sono diversi milioni di piemontesi che si interrogano a proposito!

I parallelismi fatti con realtà quali la Catalogna o l'Australia peccano forse di ingenuità rispetto alla differenza abissale fra contesti culturali e sociali completamente differenti, noi non siamo catalani né australiani, né abbiamo alle spalle la loro storia e il loro patrimonio di civiltà. Siamo semplicemente piemontesi e italiani.

La polemica non crediamo sia "strapaesana" ma siamo convinti che abbia dei seri fondamenti che forse non tutti capiscono perché ne ignorano i presupposti culturali, ma sta ad ognuno decidere di cosa occuparsi nella vita. Ognuno faccia le proprie scelte.

Consulta Provenzale