I Comuni e la bandiera occitana

Oggetto: Lettera in merito alla proposta di legge regionale sull'esposizione delle bandiere "della comunità di appartenenza di riferimento"

La Consulta Provenzale è venuta a conoscenza della proposta di legge regionale portata avanti dal sindaco di Ostana, Giacomo Lombardo (altresì responsabile della Chambra d'Oc, ass. ispirata al MAO ... Partito Autonomista Occitano) che prevede l'esposizione sugli edifici degli enti locali dei vessilli delle comunità di appartenenza, oltre al Tricolore, alla bandiera europea e a quella regionale:

"Avendo riscontrato che a livello REGIONE PIEMONTE non esiste alcuna normativa ( al contrario di altre Regioni italiane che hanno già legiferato su questa materia) che regoli l'esposizione delle bandiere e/o simboli che rappresentino le minoranze storico-linguistiche riconosciute dalla Legge 482/99 nell'ambito regionale, abbiamo pensato, in accordo con altri colleghi di presentare alla Regione Piemonte stessa una proposta di legge ( a norma degli articoli 7 e 75 dello Statuto regionale) composta dal seguente unico articolo:

"Sugli edifici pubblici dei Comuni in cui sono insediate popolazioni appartenenti ai diversi gruppi linguistici della Regione Piemonte, così come indicati dalla Legge 15 Dicembre 1999, n° 482 e tutelati dallo Statuto della Regione stessa come espresso dall'articolo 7 comma 4, può essere esposta, accanto alle bandiere italiana, europea e regionale, anche quella della comunità di appartenenza di riferimento."

Di conseguenza, la Consulta Provenzale denuncia il fatto:

  1. Che sia inutile proporre una legge regionale simile, perché non esiste nella realtà alcuna necessità di esporre agli edifici pubblici altri vessilli o simboli oltre a quelli già presenti così come previsto dalle leggi vigenti: il Tricolore, la bandiera europea, il vessillo della regione di appartenenza e l'emblema del comune ;
  2. che dietro questo atto si cela una manovra portata avanti dai militanti occitanisti, volta a giustificare l'esposizione della cosiddetta "bandiera occitana" sugli edifici pubblici dei nostri paesi;
  3. che quella che viene indicata come bandiera occitana (una croce greca ritrinciata e pomettata, impropriamente chiamata "croce catara" o "croce occitana" e storicamente attestata come "croce di Tolosa" in quanto simbolo dell'antica casata di Tolosa, con a fianco, in alto a sinistra la stella a sette punte), altro non è che il vessillo di un partito politico, il Partit Nacionalista Occitan (in Italia MAO ... Partito Autonomista Occitano), fondato da François Fontan (teorico dell'etnismo: ad ogni lingua corrisponde una nazione) e che come tale non rappresenta alcuna comunità, ma un gruppo di attivisti politici
  4. che la cosiddetta "bandiera occitana" non è e non è mai stata un simbolo autentico e storicamente accertato del territorio delle Alpi Sud Occidentali, confinante con la Regione Provenza

Questa grave mistificazione nazionalista "occitana", fallita nel ventennio 1970 e 1980, attraverso un'azione politica diretta, dagli anni 1990 è stata attuata dai militanti occitanisti attraverso un abile azione di marketing, spacciata come "culturale" e "recupero di identità". (Quale? Quella inventata e proposta a suon di "bandiere occitane"?). A farne le spese sono le valli delle Alpi Sud-occidentali del Piemonte: un territorio privo ormai di popolazione, duramente colpito da decenni di emigrazione, ospitante una popolazione pacifica, libera da schemi e da prefigurazioni politiche, abituata a condividere e a vivere un mondo di frontiera in continuo mutamento, custode di una straordinaria cultura alpina tra Piemonte e Provenza.

Le comunità Alpine delle Alpi Occidentali, per quale motivo devono rinnegare il loro passato, la loro storia, la loro dignità quotidiana? Forse per un giorno trovarsi omologati da una nuova ed estranea globalizzazione culturale, linguistica e politica occitana?

Esempio di questa globalizzazione è stata la promozione della "lingua occitana normalizzata", ma soprattutto l'abile mossa dei militanti occitani a far entrare (in seguito ad una impropria approvazione della legge nazionale 482/99 "Tutela delle minoranze linguistiche Storiche...") a suon di delibere (senza alcun coinvolgimento della popolazione) quale "territorio di minoranza occitana" tutti i comuni parlanti la lingua piemontese, quali Caraglio, Cervasca, Bernezzo, Borgo San Dalmazzo, Boves, Villanova Mondovì...

Ogni comune possiede la propria storia e tradizione, il proprio orgoglio, la propria dignità da difendere. In particolar modo il proprio vessillo, che da secoli custodisce sulle facciate dei municipi, sui gagliardetti, sugli stendardi... Perché, dunque, negare con un colpo di spugna nazionalistica questa realtà storica?

La Consulta Provenzale chiede, dunque, ai Sindaci dei comuni delle nostre vallate di non appoggiare la proposta di legge in questione e di valutare attentamente l'opportunità di esporre la cosiddetta "bandiera occitana" sui municipi.

Auspichiamo altresì che la Regione Piemonte, svolga ruolo di garante istituzionale, rispettando la legge nazionale oggi in vigore (Decreto del Presidente della Repubblica n° 121 del 07 Aprile 2000 Regolamento recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell'Unione europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici; e la Legge n° 22 del 5 febbraio 1998 "Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea") e apra su tale tema una riflessione pubblica utile quanto attenta alla reale rappresentanza territoriale, quali sono i comuni, base assoluta di democrazia della Repubblica Italiana.

Certi di un benevolo accoglimento della presente porgiamo i più distinti saluti, offrendo la nostra disponibilità a qualsiasi genere di incontro, chiarimento e approfondimento in merito.

Consulta Provenzale