Mistral dice no all'occitania
Del Majourau Roumiè Venturo
Nel numero 82 della rivista "Li nouvello de Prouvenço" abbiamo già dimostrato come sia stupido dire che Mistral fosse pan-occitano, come ha osato affermare qualcuno... Grazie alla benevolenza del signor Glaude Julian, possiamo darvi un altro esempio inconfutabile di cosa pensasse a questo proposito Mistral.
E' la testimonianza di Mario Gasquet di Saint-Remy, alla quale Mistral impartì quasi delle lezioni di cultura provenzale, quando questa era giovane, probabilmente perché voleva preparare la giovane ragazza al suo ruolo futuro di Regina dei Felibrige... Mario Gasquet raccontò tutto ciò nella sua raccolta di ricordi dei felibrige pubblicati nel 1941 col titolo "Gai savoir".
Che fortuna avere un bel nome!
Quindi troviamo in questo libro la citazione nella quale è Mistral che parla a Mario Gasquet:
"...Poi, oh! Poi, la Provenza, semplicemente perché essa ha un bel nome! Un nome che continua a sedurre. Che parola dolce e ben fatta per designare una terra speciale! Sia che tu lo pronunci in latino: Provincia; in francese: Provence; in provenzale: Prouvenço, è comunque carezzevole e sonoro. Avere un bel nome, che fortuna! (...) Quale spinta verso la gloria! La parola "Provenza" è una di quelle parole fortunate. Nota che i conti di Tolosa non si fecero mai chiamare "conti di Languedoc": l'espressione "conti di Provenza" aveva tutto un altro stile! Dire: "Io sono provenzale" suona meglio di "io sono linguadociano" (...) Ci sono parole di lusso delle quali ci si innamora quasi. "Provenza" è stato ancora uno di questi ultimamente. Provenza significa sole, azzurro, buon umore. Un perigordino, un catalano, un alterno sorridono gentilmente quando li si chiama provenzali. Certi se dicenti sapienti stanno per mettere le cose in ordine.
Per dare a Cesare ciò che è di Cesare, hanno tirato fuori con un incantesimo la parola "occitania", e la hanno presentata su un piatto d'oro a Montpellier. Certo ,tutto ciò non nuoce a nessuno seppure!
...Io constato soltanto che la parola "occitania" non ha alcun riferimento storico reale, per la semplice ragione che essa non è mai stata ricollegata ad una nozione di "patria", e che in fatto di tradizione alla quale ci si possa appellare, tale termine non lo si trova se non in una forma alquanto rozza in qualche atto notarile- e ancora, avremo cura di non scordarlo! In un'avventura sentimentale dell'insaziabile Chateaubriand. Salvo qualche topo di biblioteca ,la gente del Meridione di Francia ignora placidamente la pretenziosa "occitania". Azzardati a rivolgerti a una persona di Montpellier o a una di Tolosa dicendogli: "Lei è occitano" e loro ti risponderanno "Occitano? ... E che cos'è?" Grazie a Dio, la gente per bene, ha memorizzato, nel loro sangue e nel loro midollo, che quando il Midi lottava per la sua causa, non era affatto il grido "occitania" a risuonare sulle mura di Tolosa. No, il Midi gridava a piena voce: "Avignone! Tolosa! Provenza" ...
Dal momento che la stella...
Non so se i Perigordini, i Linguadosìciani e i Catalani furono sempre così contenti di essere trattati da "Provenzali" da Mistral! ... E' comunque vero che oggi la parola "occitano" è volentieri accettata dalla gente di Tolosa e di Montpellier ... essendo in realtà quasi sinonimo di "linguadociano". Ma il documento che abbiamo appena citato ci dimostra che il poeta di "Mireio" non amava molto la parola "occitano". Come dicemmo già la volta scorsa, Mistral era in realtà pan provenzalista. Se ne trova allo stesso modo la prova nella corrispondenza del Maestro al suo amico Leoun de Berluc-Perussis, come ad esempio nella citazione sottostante, tratta da una lettera di Mistral stesso del 31 Marzo del 1901:
"Dal momento che la stella si è manifestata in Provenza e che è grazie all'azione provenzalista che la nostra Rinascita è venuta a galla; dal momento che, malgrado la gloria di Jaussemin, il valore di Faures e tanti altri originari della Languedoc, del Lemousin e dell'Aquitania, i letterati e studiosi ... si adoperano e si compiacciono di chiamare i "provenzale" tutta la lingua parlata nel Midi, e a occuparsi solamente di poeti provenzali, deve proprio esserci nel nome "Provenza" un misterioso prestigio che saremmo sciocchi a lasciare che vada perduto. E tale prestigio è antico ,se vogliamo guardare la storia passata: perché nel Medioevo, a dispetto del fatto che la Provenza non ha poi prodotto che un piccolo numero di trovatori, ... la lingua del Midi è chiamata "provenzale" e tutto ciò che è meridionale evidentemente è "provenzale" ...
Essendo egli stesso provenzale, Mistral avrebbe voluto che tutto il mezzogiorno fosse come lui, e ancora di più, tanto che disse a Mario Gaquet "che la Provenza si estende fino a Belfort"; mescolando qui l'antico reame di Arles alla linguistica! ...Da qualche parte Mistral disse che la Provenza "era l'alfa e l'omega" della rinascita della cultura d'oc, e nella sua canzone La respelido, affermò che è "la madre Provenza" che le aveva "dato inizio", mettendola alla testa dei paesi d'oc. Non sarebbe rimasto sorpreso il maestro di Maiano, se delle ragazze di Tolosa o di Aurillac avessero indossato il "riban" di Arles! .. E nel libretto dell'opera Mireio, si dice gioiosamente " la folle e gaia farandoulo" , si balla dalle Alpi alla Guascogna!" ...Si può in questo caso quasi parlare di imperialismo provenzale, anche se Mistral rispettava tuttavia la diversità dei paesi d'oc, impiegando la definizione " i popoli del Midi ", al plurale - cosa che dimostra bene come egli non concepisse un unico popolo meridionale!
Come tentammo di dimostrarvi la volta scorsa, Mistral era per l'unica lingua d'oc, in quanto per lui questa lingua era soprattutto il solo provenzale rodaniano, con la sua grafia. E di fronte a questo "pan-provenzalismo", per diritto d'autore , che i Catalani, dopo il debutto della rinascita mistraliana, preferirono conservare la propria indipendenza, cosa ben comprensibile. E anche se rimasero nel Felibrige, i Linguadociani oltre a molte popolazioni dell'altra sponda del Rodano adottarono presto il termine "occitani" per scrollarsi di dosso quello di "provenzali". Era un loro diritto.
Ma perché adesso, volete imporci una causa che non ci interessa, dato che la Provenza è un'entità storica antica oltre che umana autosufficiente. Nel 1955, volendo evocare lo spirito dei Felibrige, già attaccato dalla questione "occitana", Carle Rostang fece notare la cosa che troviamo nella nota 203 della corrispondenza mistraliana con Berluc:
"... sembra che si avvicini il tempo in cui si s'imporrà la scelta fra la scissione brutale- che sarà spiacevole sotto ogni punto di vista- o il riconoscimento a ogni regione di una completa autonomia linguistica, amministrativa e finanziaria. Una semplice federazione morale assicurerà la libertà di ognuno e ogni causa di conflitto sarà ormai evitata. In una parola, Charbonnier sarà maestro presso di se..."
Lascerò che i lettori tirino le loro conclusioni dalle citazioni che gli ho offerto, dalla frase di Rostaing, e la triste situazione che conosciamo oggi, negli affari provenzali... Come dico sovente, la storia giudicherà le ragioni degli uni e degli altri, al di là delle dispute e delle questioni personali. Quelle dei fedeli sostenitori dello spirito mistraliano. Sulla strada di chi ci ha preceduto, ma seguendo un'evoluzione normale delle cose in rapporto ai tempi in cui siamo. E poi le ragioni di quelli che, aggrappati ai dogmi del passato, sono per un abbandono. Senza troppo confessarlo, tuttavia, essi stessi ne sono coscienti, sapendo che tutto questo ci potrebbe poi portare, volenti o nolenti, alla "occitanizzazione" della Provenza ...
Roumié Venturo
Riferimenti bibliografici Marie Gasquet. Gai Savoir. Paris. Flammarion 1941, pp. 173 à 175.
Tradotto da un testo pubblicato sul sito de "Li buletins de Nouvello de Prouvenço", www.nouvello.com