Monviso illuminato: la Regione Piemonte frena

La Regione Piemonte pone un freno all'iniziativa proposta dalla Comunità Montana Valli Po, Bronda e Infernotto,di illuminare il Monviso durante le manifestazioni delle Olimpiadi Torino 2006.

Finalmente la nuova giunta regionale fa sentire la sua voce a proposito dell'assurda idea di qualcuno di illuminare di notte una montagna già perfettamente visibile di giorno e lo fa, in seguito ad un esposto della Pro Natura Piemonte, ponendo l'accento su quelle che sono le procedure d'obbligo, ossia la Valutazione d'incidenza prevista per i Siti di interesse comunitario o Sic quali il Monviso e il Bosco dell'Alevè, in base aldpr n° 357 del 1997 in attuazione della direttiva europea sull'habitat e successive modifiche deldpr n° 120 del 2003. Il decreto dice testualmente: "qualsiasi piano o progetto, non direttamente connesso e necessario al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli abitata presenti nel sito, ma che può avere incidenza significative sul sito stesso, deve essere assoggettato alla procedura di valutazione di incidenza, ai fini di valutare i principali effetti che tale piano od intervento possa avere sui siti, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi"

Nell'ottica della valutazione degli effetti negativi sul sito naturalistico la Regione Piemonte fa sapere che "la procedura della valutazione di incidenza sarà avviata dal settore scrivente a seguito di istanza formale da parte della Comunità Montana proponente dell'intervento, che presenterà idonea documentazione progettuale così come previsto dall'allegato G del dpr n° 357 del 1997."

In tal modo, si giunge a una dovuta assunzione da parte della Regione Piemonte di un ruolo fondamentale di garante sia delle ricchezze naturali del nostro territorio sia delle normative in vigore: ci chiediamo infatti così come fa il prof. Domenico Sanino sul settimanale cuneese La Guida, come sia possibile che gli amministratori delle nostre montagne sembra che non conoscano le normative, o che non le rispettino?

Esiste infatti anche una Legge Regionale, la Legge Regionale n° 31 del 2000, "Disposizioni per la prevenzione e la lotta l'inquinamento luminoso e per il corretto impiego delle risorse energetiche", che dice essere " inquinamento luminoso ogni forma di irradiazione di luce artificiale al di fuori delle aree a cui essa è formalmente dedicata, e in particolar modo verso la forma celeste; parimenti definisce inquinamento ottico qualsiasi illuminamento prodotto dagli impianti di illuminazione su oggetti e soggetti che non è necessario illuminare".

Inoltre, anche in altri paesi europei quali la Svizzera, che di montagna di sicuro si intende più di noi, dove nel 2002 a Davos è stato rigettato i progetto di illuminare una montagna motivando il rifiuto con la necessità " di intrattenere un rapporto responsabile con l'energia."

Certamente quello della Regione Piemonte è un passo importante e positivo, resta solo da sperare che i nostri amministratori regionali non facciano riferimento alle normative, comunque da rispettare, ma pongano anche in evidenza una cosa che la Comunità Montana Valle Po sembra non prendere molto in considerazione, e cioè il parere e l'opinione della popolazione delle vallate e della regione e non solo, che si dichiara in gran parte del tutto estranea e contraria a tale iniziativa inutile e dannosa.

Si fa un gran parlare da parte di qualcuno dell'inadeguata rappresentatività del territorio montano, dell'inadeguatezza degli amministratori posti a rappresentare la montagna dalla Regione o dalle Province, e stranamente una comunità montana, che dovrebbe essere certo più rappresentativa del territorio di una valle, proprio lei sembra ignorare la volontà della propria popolazione.

Ora staremo a vedere che succederà, sperando che al più presto si spengano i riflettori sul Monviso, e torni a calare il velo della notte sul Re di Pietra.