Le nostre valli: come saranno domani
Prendiamo spunto da un articolo pubblicato sulla Guida del 31 Dicembre 2004, "La nostra valle: com'era e com'è oggi". Il progetto "La nostra valle: com'era e com'è oggi" interesserà le scuole della Valle Gesso e consisterà in lezioni in cui verranno studiati e "contestualizzati canti e melodie in lingua occitana delle tradizioni delle valli".
Ci permettiamo alcune considerazioni:
vediamo con stupore continuare il "balletto occitano" in alcune iniziative delle nostre vallate.
Dubitiamo fortemente che chi promuove certe iniziative conosca veramente la sua valle: "com'era" la sua valle a quanto pare se l'è scordato totalmente dato che la Val Gesso non è mai stata definita nella sua storia "valle occitana"; su "com'è probabilmente avrà una sua legittima opinione, ma riesce difficile comprendere come sia possibile affermare che la lingua della valle Gesso sia "occitana". Infatti in Val Gesso la gente dice di parlare " a nosta manera", e non occitano.
Ma chi tanto sostiene l'occitano non vuole vedere queste cose e preferisce pensarla a modo suo.
Così in buona sostanza come fosse o come sia la Val Gesso non importa a nessuno, e si cerca invece di etichettare le tradizioni della valle con nomi esotici che nulla hanno a che vedere con la realtà.
"Siamo tutti occitani, viva la nazione e la lingua occitana!"viva la Legge n° 482, direi piuttosto, e viva soprattutto i soldi della legge n° 482, espressamente citata nell'articolo in questione.
La Legge dice "occitano", così anche chi occitano non è si dice tale, ossia dice di essere ciò che non è, ovviamente perché lo dice la legge, mi sembra logico. Niente male come acrobazia mentale!
Così chiameremo le nostre tradizioni come non si sono mai chiamate, cioè "occitane", salvo domani renderci conto che non abbiamo tutelato le nostre tradizioni com'erano, ma le abbiamo alienate e distorte perché una legge ce lo ha imposto.
Allora appare chiaro come saranno le nostre valli domani.