Così si aiuta veramente la montagna?
Testata Giornalistica: Corriere di Saluzzo del 05 Marzo 2004
Spettabile direzione,
sono una pensionata coltivatrice. Fino a qualche anno fa abitavo in montagna, ora sono scesa per forza a fondo valle. Leggendo un giornale del 27/01/2004 ( un po' in ritardo) ho visto due notizie che mi hanno fatto tanta rabbia.
Voglio dire della notizia sui negozi che vanno scomparendo a causa delle grandi "surface" come dicono in Francia.
Anche per questo motivo ho dovuto lasciare la mia casa in montagna; infatti come potevo ancora fare le provviste se non cerano più negozi?
Mi sono fatta fare le commissioni dai vicini per qualche tempo ma ad un certo punto ho dovuto cedere perché dovevo sempre dipendere dagli altri e prendere quel che mi portavano senza poter scegliere quel che credevo etc. etc.. Povera montagna.
E mandano miliardi per le olimpiadi e mandano miliardi per salvaguardare la lingua occitana ( è scritto nella stessa pagina).
E gli abitanti veri della montagna, quelli che le vogliono bene e la curano sono costretti a partire. Il turismo da mangiare agli albergatori e alle locande occitane che si fanno le provviste all'ingrosso in pianura e lasciano morire i piccoli negozi del posto.
E la lingua occitana che cos'è?
Io sono emigrata in Francia per 20 anni, ma di occitano non ho sentito parlare né qui in Italia né la in Francia. Noi parlavamo il nizzardo, il provenzale, il varuà e ci capivamo con tutti parlando a nosto modo con gli abitanti della costa azzurra senza che nessuno ci mandasse euro e aiuti.
L'Italia è nei debiti fino al collo e paga per fare gare di sci e per far parlare non so in che modo e lasciano morire i montanari che sono ormai pochi e, morti loro, ciau lingua nostra. A chi vanno questi soldi!
Perché tanti soldi in val Maira alla comunità montana e pochi comuni e a altre valli e comuni niente?
Chi informa i comandanti di Roma che di noi sanno niente?
Bisogna fare leggi che aiutano veramente la montagna, bisogna mandare delle camionette come capitava in Francia a vendere in ogni frazione e cascina due volte la settimana. Bisogna aprire le strade e mandare dei volontari ( una volt ali chiamavano obiettori) ad aiutare chi resiste in alto e non sprecare tanti soldi per far piacere a chi abita in pianura e vuole parlare occitano solo per "blaga".
La nostra lingua non si impara sui libri. Si impara lavorando e sudando sui bric.
Angela Giordano
Commento
La lettera di Angela Giordano è una lettera assolutamente spontanea pubblicata in data 05 Marzo 2004 sul Corriere di Saluzzo.
Il tema fondamentale dello scritto è la condizione disagiata vissuta da abitante della montagna fino a qualche anno fa con alcune conseguenti osservazioni sullo stato attuale delle cose.
Il quadro che ne risulta è sconsolante: una montagna abbandonata a pochi montanari tenaci e veri, abbandonati anch'essi dalla società attuale, che ignora e trascura un territorio la cui voglia di riscatto e di vivere traspira con forza e rabbia dalle parole della signora Giordano.
La voglia di scrivere scaturisce dalla lettura di alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale a proposito delle olimpiadi invernali e della salvaguardia della lingua occitana: qui la scrivente esplode rimproverando lo spreco di miliardi per le olimpiadi e esprimendo il suo stupore per ciò che riguarda la "lingua occitana".
Pesante è la domanda posta da una valligiana, della Val Maira, quindi secondo scuola occitanista un'ipotetica occitana: "E la lingua occitana che cos'è?"
Lei che ha vissuto la montagna quando gli attuali occitanisti erano poco più che bambini e neonati, lei ignora completamente cosa sia l'"occitano", cioè quella lingua che gli occitanisti dicono essere da un millennio la lingua delle nostre valli!! E ribadisce, cosa che noi da tempo sosteniamo, che in Provenza si parlano il provenzale e il Nizzardo ma non l'"occitano", che lei, emigrante per lavoro del XX secolo, mai ha sentito nominare né in Italia né in Francia.
Lo sfogo naturale della signora non fa altro che confermare le nostre tesi:
se un'abitante delle nostre valli di origine montanare, dice di non sapere cosa sia l'occitano e di non parlare l'occitano allora vuol dire che nelle nostre valli non si parla l'"occitano". Al contrario, la signora Giordano afferma che nelle nostre vallate si parla " a nosto modo", idioma che permetteva a lei e ad altri emigranti di capirsi con i provenzali.
Tutto ciò proviene dalla voce spontanea, naturale, semplice di una cittadina reale delle nostre valli, non politicizzata o viziata da alcuna spinta ideologica, sia essa occitana o anti-occitana.
Meditate gente, meditate.