Il patrimonio musicale europeo: il folk revival

Il patrimonio musicale è parte integrante di una civiltà. Nello specifico il patrimonio musicale popolare europeo è di grande valore storico nel continente. Sua caratteristica principale è costituita dalla straordinaria ricchezza e varietà espressiva e stilistica.

Il patrimonio popolare nei secoli si è trasmesso oralmente ed ha subito innumerevoli trasformazioni. Lo studio e l'interesse verso il repertorio popolare, si verifica solamente da metà del secolo XIX°, grazie a ricercatori che raccolgono i canti e le musiche direttamente "sul campo": (in Francia: Thiersot, Chantemerle... in Italia: Nigra, Sinigaglia, Giannini, Pergoli, Rugarli...). A cavallo tra '800 e '900, su ispirazione neoromantica, si formano gruppi che si dedicano al folklore: riproduzione in chiave più o meno rigorosa dei vari patrimoni regionali di costume, musica e danza. Nascono i primi musei etnografici. Nel frattempo le due guerre mondiali e l'industrializzazione portano ad un rapido mutamento delle comunità rurali, smembrandole e provocando un fortissimo disorientamento sociale, soppiantando la civiltà ed i patrimoni tradizionali contadini con nuovi modelli culturali di consumo di massa.

L'interesse per il patrimonio foklorico regionale, in Europa, ha nuova linfa dopo il 1968. Nelle grandi città (Parigi e Londra, Berlino ne rappresentano il fulcro), nell'ambiente sessantottino, si assiste alla nascita del movimento "folk" o "revival folk" (1), che tende alla riproposta della musica popolare (un interesse generico che mischia repertori e stili di ogni provenienza), quale elemento di denuncia e contestazione sociale e anticonsumistica. Il "folk" diventa fenomeno di tendenza che crea interesse, festival, luoghi di raduno, "folk club"... Sovente nomi di formazioni "folk" si leggono in manifestazioni e cortei a sfondo politico. L'industria discografica fiuta l'affare e produce artisti che propongono il "folk-rock" , genere misto di più facile ascolto e meno appesantito da rivendicazioni ideologiche (il disco "À l'Olympia" del bretone Alan Stivell, supera il milione di copie nel .....). Costola del fenomeno "folk" è il "bal-folk": miscela di danze rinascimentali, tradizionali, popolari di ogni provenienza. Viene insegnato da improvvisati "esperti" in stages a pagamento e poi diffuso in serate pubbliche. (2).

Il fenomeno "folk" si affievolisce sino agli anni 1990, quando ideologie e "muri" cadono e le comunità regionali tendono a riprendersi e a ridare vigore alle loro specifiche caratteristiche culturali. Da quel momento si assiste ad una riproposta del patrimonio musicale popolare su una più attenta ricerca e ripresa di modelli e repertori autentici (già negli anni precedenti studiosi e ricercatori universitari hanno inaugurato una proficua stagione di ricerca scientifica sui territori nazionali. In Italia: Roberto Leydi, De Martino, Vigliermo... Francia: Galbru, Guilcher, Gasnault, Canteloube...).

Nel frattempo l'industria discografica (finita la stagione del grande rock), priva di idee innovative, mette mano ad importanti operazioni commerciali di contaminazione artistica, proponendo lo stile "New Age", in cui si incontrano musiche acustiche, suoni naturali ed elettronica con diverse intromissioni nella musica classica (grande sacerdotessa l'irlandese Enya): il genere accomuna il pianeta, ma non stigmatizza una moda durevole. Nel frattempo ecco la "world music" o "musique du monde" capace di mettere in valore gli artisti (l'operazione più nota è quella avviata da Peter Gabriel con la sua casa discografica Real World) che propongono artisti creativi e di qualità, ispirati alla cultura e alle caratteristiche musicali della propria terra d'origine. Il fenomeno è in piena evoluzione. Nel frattempo il testimone del "revival-folk" , lo rileva il "neufolk" o la "musique traditionelle" abbreviato in "trad".

In questa fase il "contestatario" genere "folk", cede anche ad una interna, che con gradualità costante diffonde in Europa un repertorio "pan-folk" trasversale da Siviglia a Varsavia, che influenza addirittura la stessa strumentazione utilizzata: uno standar che si basa su organetto, ghironda, plettri, chitarre, cornamuse e flauti + percussioni varie.

(1) Le mouvement folk naît au lendemain de mai 1968... Mouvement plus que milieu, le folk est composite. Ses aspiration aussi. Son répertoire également: il inclut le blue grass, le country, la musique cajun. Les chansons québécoises et le reels irlandais. La vielle à roue et les cuillères. W. Guthrie et À la claire fontaine. La bourrée et la polka. Yves Guilcher, "La danse traditionelle en France", Famdt éditions 2001. (2) Comme le revival des années trente, le folk transmet la danse par enseignement: ateliers, puis week-ends et stages longs. Son originalité, c'est d'avoir inventé le bal folk. On y danse ce qu'on sait ou croit savoir des répertoires traditionnels (bourrée, rondeaux, rondes bretonnes, maraîchines), mais aussi des danses populaires non-traditionelles (valses, polkas, mazurkas, scottishes) voir des danses anciennes (branles de la Renaissance), ou étrangères (cercle circassien, galopede, cochinchine). Yves Guilcher, "La danse traditionelle en France", Famdt éditions 2001.