Occitan lenga e cultura olimpica

La Consulta Provenzale, associazione culturale che opera in Italia per ottenere il riconoscimento e la tutela della lingua provenzale "a nosto modo", nel rispetto delle sue varietà storiche ancora in uso nelle vallate alpine del Piemonte sud occidentale,

sostenuta da

L'Unioun Prouvençalo, gruppo di associazioni culturali, che opera in Francia per il riconoscimento della lingua provenzale e della lingua nizzarda nel rispetto delle loro varietà storiche e perché esse siano oggetto di uno statuto speciale di tutela,

in accordo con

Le associazioni francesi Cercle Terre D'auvergne, Institut Béarnais et Gascon, Conservatoire Du Patrimoine De Gascogne.

Preso atto

Dell'iniziativa "occitanista" denominata "Occitan lenga e cultura olimpica" volta a fare della lingua "occitana" la lingua ufficiale delle Olimpiadi Torino 2006, promovendo "l'uso della lingua occitana in tutti i momenti ufficiali e soprattutto nella cerimonia inaugurale dei Giochi"sul modello dell'iniziativa "Catalano Lenga olimpica" delle Olimpiadi Barcelona 1992;

rifiuta

la denominazione comune di "occitano", riferita alle varianti storiche della lingua provenzale alpina parlate dalle popolazioni che abitano le Alpi sud occidentali itialane, nonché a tutte le varianti della lingua provenzale e nizzarda nella loro area geografica francese alle altre lingue appartenenti alla famiglia d'oc : l'alvergnate, la guascone, la linguadociana, la limosina secondo la definizione di "lingua occitana" promossa dall'associazione detta Istituto di studi occitani (o IEO, o I.E.O.) e da diverse associazioni affiliate, quali Espaci Occitan e Chambra d'oc, operanti in Italia che celano l'obiettivo di stabilire come "lingua unica occitana normalizzata" di referenza fondata su una variante di Linguadociano, condannando all'estinzione le lingue storiche della famiglia d'oc;

l'impostazione ideologica di fondo dell'iniziativa "occitanista", volta a costruire così una lingua unica ufficiale comune a tutte le regioni d'oc ponendo in tal modo le basi per la nascita e l'affermazione della grande nazione "occitana", estesa dalle Alpi all'Atlantico;

il progetto stesso di "occitano lingua olimpica" delle Olimpiadi di Torino 2006, su imitazione di "catalano lingua olimpica" delle olimpiadi di Barcellona 1992, perché le gare invernali si devono svolgere nel Brianzonese italiano, di lingue italiana e provenzale mentre non esiste in realtà una lingua occitana comune, parlata o scritta, che sia effettivamente capita dall'insieme di locatori delle lingue d'oc del Midi di Francia;

sottolinea

a questo proposito il carattere totalmente artificiale di un "occitano lingua olimpica" la cui creazione è affidata a una commissione costituita ad hoc e designata arbitrariamente, senza alcun riferimento e attenzione ai locutori delle lingue d'oc né alle associazioni culturali che rappresentano le varietà di queste lingue; tali associazioni rilevano in particolare l'assenza della benché minima menzione delle associazioni culturali del Brianzonese italiano che operano la valorizzazione della linga provenzale nel rispetto della sua varietà alpino;

ricorda

il fatto che le Olimpiadi Torino 2006 sono le Olimpiadi di tutti gli Italiani e di tutti i Piemontesi che le finanziano per mezzo delle tasse pagate allo Stato Italiano e che, quindi, accettare l'iniziativa "occitan lenga e cultura olimpica" significherebbe dare un'inopportuna esclusiva importanza ad un gruppo ristretto di associazioni private, quelle occitaniste appunto, negando nello scorrere della vetrina olimpica, spazio eguale di rappresentanza per le altre lingue, culture e tradizioni del Piemonte quale quelle piemontesi, franco-provenzali e walzer nonché a tutte le altre culture, lingue minoritare e tradizioni dell' Italia intera, spazio al quale tutte senza eccezione hanno diritto;

reputa

che gli sforzi fatti per realizzare questa operazione puramente mediatica chiamata "occitano lingua olimpica", non può che contribuire all'estinzione delle lingue storiche della famiglia d'oc a solo vantaggio di una lingua inventata chiamata "occitano normalizzato";

Dichiara

quindi, di non sentirsi affatto né coinvolti né rappresentati da tale iniziativa, considerandola una invenzione di alcune associazioni private "occitaniste", del tutto estranea ad alcuna partecipazione od appoggio da parte della popolazioni locali;

Chiede

al TOROC, alla Regione Piemonte, alle Province di Cuneo e Torino, alle Comunità Montane e ai Comuni di rifiutare qualsiasi forma di appoggio diretto o indiretto a tale iniziativa, e di impegnarsi, invece, a promuovere in modo reale e corretto le lingue e le culture storiche vive minoritare e le tradizioni del territorio del Piemonte, delle vallate alpine piemontesi e dell'Italia intera.

Consulta Provenzale

La Consulta Provenzale presenta la Dichiarazione su esposta, col sostegno dell'Unioun Prouvençalo e in accordo con il Cercle Terre d'Auvergne, l'Institut Béarnais et Gascone e il Conservatoire de Gascogne.