Rapporto Blanchet (versione italiana)

 
Anghilante Dario, Bianco Gianna e Pellerino Rosella, Valadas Occitanas e Occitània Granda (« vallate occitane e occitania granda»), Chambra d’òc / Regione Piemonte, Torino (Turin), Italie, 2000, 143 p. + CDRom (per  Windows® soltanto).
 
Questo cofanetto contiene un manuale ricco di illustrazioni a colori e un CD Rom con lo stesso contenuto pubblicato alla fine del 2000 dalla Regione Piemonte, in seguito all’approvazione della nuova legge statale che prevede l’insegnamento delle lingue minoritarie nelle zone interessate (Legge n. 482 del 15 dicembre 1999).
 
Inoltre, l’opera è presentata dall’assessore alla cultura della Regione Piemonte. Il libro presenta in cinque capitoli (« geografico, linguistico, storico, nella tradizione, economico ») la « grande occitania » e le « vallate  occitane » del Piemonte italiano. Il testo è interamente in italiano, salvo i titoli e qualche capitolo (bilingue italiano e lingua d’oc) e qualche estratto letterario o di canzoni. Il CDRom dovrebbe consentire di capire l’ »occitano normalizzato » promosso dagli autori.
Devo immediatamente dire che lo studio minuzioso di questo scritto mi ha lasciato stupefatto.
 
Ci si protrebbe rallegrare infatti che lo studio particolareggiato di una tale moderna pubblicazione da aprte di un’istituzione territoriale di un ostato dell’Unione Europea, al servizio d’una lingua minoritaria ormai ufficialmente riconosciuta. Ma al contrario ci si deve dispiacere di questo manuale, e ci si deve inquietare molto seriamente, soprattutto quando si viene a sapere che esso, finanziato da fondi pubblici, è stato diffuso gratuitamente nelle scuole piemontesi dove si parla una delle lingue d’oc. Perchè questo libro contiene non soltanto propaganda orientata a favore dell’ideologia occitanista, ma anche e soprattutto delle informazioni aberranti, delle manipolazioni dubbiose, e un sostegno a un’ideologia di estrema destra.
 
Si capirà meglio l’origine del problema se si è informati dei seguenti fatti.
In una serie di vallate alpine del sud ovest del Piemonte (tutte quelle della provincia di Cuneoe in quattro vallate della provincia di Torino), le parlate storiche locali sono tipologicamente appparentate alle lingue d’oc e più precisamente al provenzale alpino che si parla sul versante francese delle Alpi. Le popolazioni locali le chiamano col nome del loro villaggio d’origine, o dialetto, o ancora a nosto modo. Un sentimeno di vicinanza con le parlate della provenza è chiaramente attestato, dovuto ai contatti regolari nel corso dei secoli.
Dopo il XIX secolo e soprattuto dopo il XX, alcune associazioni (l’Escol odou Po, Coumboscuro Centre Prouvençal, la Valaddo …), i principali scrittori (Sergi oArneodo, Bermon, Piton…), etc., hanno del resto scelto di associare le loro parlate a quelle della Provenza, con il nome provenzale, accettandolo di buon grado. La grafia adottata è dunque l’ortografia provenzale moderna ( anche detta « mistraliana »), adattata alle parlate locali e al contesto sociale ( dove le lingue dominanti sono il piemontese e soprattutto l’italiano).
Dizionari, grammatiche, documenti pedagogici sono stati pubblicati con questo spirito.
E’ importante notare che queste parlate sono ancora ben vive, visto che una recente inchiesta condotta da alcun iinsegnanti presso 12000 allievi della scuola elementare attesta che nelle alte vallate, circa il 30% dei genitori la utilizzano con i loro bambini ( e quasi i l10% la usa come unica lingua di comunicazione famigliare ) [1].
 
Dopo gli anni ’60 nacque nelle valli piemontesi di lingua d’oc, un Movimento Autonomista Occitano (sul quale torneremo in seguito)che ha sviluppato in modo molto rivendicativo un’ideologia occitanista. Questa corrente è stata ripresa da Ousitanio Vivo[2], dopo un pò da Espàci occitan, e poi dalla Chambra d’òc, due associazioni con sede a Dronero (in bassa val Maira – dove si trovano meno del 3% dei locutori) e che formano una potente lobby occitanista. Esse sono d’altronde entrambe responsabili di questa pubblicazione, una come oceditrice e l’altra come patrocinante. Queste associazioni propongono l’adozione di una lingua standardizzata e della grafia occitanista detta « classica » (molto lonatna dalle parlate locali, cf. infra). Esse si basano entrambe sull’ideologia nazionalista di François Fontan (cf. infra).
Infine, in occasione del voto della legge 482/99, il progetto iniziale che portava la menzione consensuale di provenzale occitanico venne modificata all’ultimo momento, sotto l’effetto della lobby occitanista, per sostituire occitano a provenzale.
 
Alcuni deputati piemontesi non votarono, per protestare principalmente contro l’assenza della lingua piemontese nella legge e, in secondo luogo, contro l’assenza del provenzale, termine adottato dalla maggioranza di chi si occupa di lingua e cultura e largamente preferito alle connotazioni ideologiche del termine occitano.
Ma di fatto dopo l’adozione legale di quest’ultimo termine la maggioranza dei locutori e dei soggetti culturali non si riconosce, è verso coloro che promuovono l’ occitano che si sono rivolte le istituzioni ufficiali. E il fatto che costoro si facciano avanti con decisione, svantaggia gli altri, più moderati, che hanno acquisito dopo lungo tempo una buona epserienza e realizzato un lavoro di qualità.
Da qui la realizzazione e la diffusione di questo libro da parte della Regione Piemonte e degli occitanisti di Espaci Occitan.
 
Che cosa si trova dunque in questo manuale ?
Ci si trovo di certo l’insieme della teoria della « grande occitania », dato che, a partire da un supposto ambito linguistico comune (una lingua unica) l’occitanismo passa velocemente, dai suoi inizi, a un preteso popolo e a una pretesa nazione, con velleità d’arrivare, in qualche caso, a uno stato indipendente : una lingua, un popolo, una nazione …. Con tutti i simboli e gli attributi nazionali della « grande occitania » ( territorio, corce di Tolosa, lingua comune, grandi antenati, storia nazionale, etc., costituiscono l’essenza di questo libro che non insegna affatto la lingua).
Si noterà che la croce di Tolosa, simbolo storico dell’antica contea di Tolosa, divenuta grosso modo le attuali regioni del Languedoc-Roussillon e del Midi-Pyrénées, è dichiarata quale bandiera di tutta l’occitania e stampata su ogni pagina : questo fa s’iscrive nell’ottica della paradossale centralizzazione occitanista attorno a Tolosa (le cui parlate, modificate, sono state promosse a rango di occitano centrale di referenza, cioè l’occitano standard).
La « capitale dell’occitania » sarà dunque Tolosa ?
Così si va a insegnare l’esistenza di tale « grande occitania » ai bambini, e gli inculca che il loro paese, l’ »occitania ». si estende (p.27) da Bayonne fino a nord di Montluçon( !) e fino a Draonier (Dronero) [3].
Che Tolosa è la Firenze d’oc (p. 30), benché Avignon potrebbe aspirare a questo paragone a maggior ragione sul piano artistico e che la Provenza è dunque di gran lunga il più importante centro letterario del sud della Francia. Che i paesaggi d’occitania – presentata prima di tutto come un territorio e non come uno spazio linguistico – sono molto vari e vanno da vette di 4000 mt fino all’oceano (p.33).
Ci si trova soprattutto delle enormità quali le seguenti :
 
-I suoi eroi letterari sono l’Arlésienne, Giono, D’Artagnan, Stevenson[4], Calendal et Tartarin de Tarascon, malgrado l’opposizione feroce di Giono contro la lingua regionale e gli stereotipi negativi per i parigini in cerca di un esotismo a buon mercato che gli proponga D’Artagnan e il provenzale Tartarino. Ci si immaginerebbe dei Bretoni vantarsi di un personaggio di Bécassine ?
- La sua capitale vinicola è Bordeaux (p. 120), il formaggio più celebre dell’ »occitania d’oltralpe » è il rochefort (p. 123), è il metodo di vinificazione champenoise è stato inventato in occitania ma nascosto per « evitare che i nobili occitani non commettessero troppi peccati di gola festeggiando a champagne e a ostriche aquitane » (p. 127).
- Fra i grandi antenati occitani, si trovano Blaise Pascal, Champollion, i fratelli Michelin, Messegué, Cousteau et Brassens, si trovano anche tutti insieme (p. 130), e a tutti si impone un’identità che sia non esisteva ai loro tempi, dato che il concetto di occitania non era ancora stato inventato (Pascal, Champollion), sia a loro stessi sarebbe parsa perlomeno sorprendente e probabilmente molto buffa.
- Allo stesso modo, il supposto capo gallico Vercongetorige vinto da Giulio Cesare nel 52 a.C. è presentato come « il primo martire della resistenza occitana » (p. 70, si era dunque « occitani » prima della stessa esistenza di una lingua romanza in questa parte d’Europa !), e il fatto che il rivoluzionario Danton (morto nel 1794) fosse membro del gruppo politico  Girondini dimostrerebbe che « il desiderio d’indipendenza si manifesta già presso gli occitani » a quest’epoca (p. 86, perchè la parola girondino viene da Gironda, nome dell’estuario della Garonna a Bordeaux, ma Danton era del Champenois e oppositore dei Girondini !).
Per finire con questi esempi di multiple aberrazioni di quest’opera, si apprende (p. 138 – 140), che la bouillabaisse è l’equivalente « occitano » del caciucco toscano, che la ratatouille niçoise si fa con i fagiolini e le carote, e che si mette del pepe nell’ aïoli !
Ci si potrebbe accontentare, sebbene si tratti di un manuale scolastico, di ridere di queste stupidaggini, se esse non riguardassero questioni molto più pericolose, e fondamentali, quali la lingua, l’identità, l’ideologia. Perchè lo slogan « una lingua, un popolo, una nazione, per la grande occitania », è tutto un programma.
Sotto la stessa spazzatura di informazioni assurde alle quali gli allievi potrebbero credere (p. 40, ci sono nove lingue romanze, non una di più, di cui certamente l’occitano ; p. 47, ci sono 160 mila parole in occitano contro 38 mila in francese !; p. 52, l’occitano sarebbe recentemente divenuto una lingua veicolare delle scienze …), si nasconde in realtà un discorso più piccante.
 
Per quanto riguarda la lingua, sul filo dell’ideologia occitana, gli autori propongono la creazione di un « occitano alpino referenziale » che permetterebbe di superare le varianti locali e di ricollegarsi alla famiglia occitana (p. 42). Un altro obiettivo è fare una lingua ufficiale, adattata alla redazione dei testi amministrativi (idem). Si sa che in effetti, questo obiettivo è legato a altri obiettivi politici, perchè la militanza occitanista considera i ngenerale le parlate locali con un certo disprezzo a causa della loro oralità popolare. Così, in occasione di una riunione pubblica organizzata da Espaci Occitan a Roccavione nel 2001, alcun ilinguisti occitanisti hanno dichiarato che i dialetti delle vallate italiane d’oc sono « ricchi di parole rurali e povere di parole in grado di esprimere dei concetti astratti » [5].
Questa visione delle cose, del tutto contestabile, è tipica dello sguardo di superiorità che chi comanda porta alle lingue locali e alle culture popolariu, che invece qui si cerca di difendere. L’obiettivo degli occitanisti di Espaci Occitan è dunque di « normalizzare i dialetti utilizzando le regole grafiche più diffuse nel mondo occitano (…) cominciando così un lento processo unitario » al fine di « rendere possibile l’utilizzo della lingua negli atti pubblici » [6].
Ora questa scelta non è la sola possibile : si può sviluppare un uso pubblico di una lingua senza uniformarla (cf. gl iesempi corso e provenzale). Tale normalizzazione e questi usi amministrativi non sono probabilmente quell iauspicati dalle popolazioni locali e soprattutto i locutori di questi « dialetti », i ngenerale legati a un uso della loro varietà locale autentica a fianco ( enon al posto di) di una lingua veicolare di stato. Ma ci si guarda bene dall’interrogarli con un’inchiesta linguistica seria : si pensa per loro e si impongono loro le rivendicazioni dei militanti più estremisti e più lontani dalle lingue e dalle culture popolari autentiche ( strategia classica giùà osservata altrove, per es. In Francia).
Ecco dunque ciò che porta per es. Questa normalizzazione grafica E linguistica (si sarà notato il legame forte tra le due cose nella citazione sopra riportata), a propostio dei due proverbi (p. 51) :
 
Forme locali in grafia spontanea :
 
1) L i camé es vioù dessé, c es dl ot càir mô
2) Ël ris ou nài din l àiguë e ou murí din l vin
 
Forme normalizzate :
 
1) Al es enca’ mielh èsser viu d’aicí qu’èsser de l’autre caire mòrt
2) Lo ris al nais dins l’aiga e al muer dins lo vin
 
Ecco cosa si insegna agli allievi invece della loro lingua spontanea ( dato che molti la parlano ancora, certo non nella zona dove è sorto Espaci Occitan) che si pretende così di difendere e promuovere. Anche su questo punto, d’altronde, gli autori sono molto male informati, dato che sostengono (p. 87) che la grafia mistraliana « è ancora usata da chi sostiene il Felibrige », cosa totalmente falsa : i membri del felibrige sono liberi nelle loro scelte grafiche, la maggior parte di quelli originari del sud ovest francese usano la grafia occitana ; la grafia mistraliana è utilizzata dalla grande maggioranza dei provenzali, soprattutto per i documenti ufficiali, anche e soprattutto da coloro – ormai la maggioranza [7]- che sono in disaccordo con un Felibrige associato agli occitanisti !
Come riferimenti attuali non si citano se non fonti occitaniste e ci si fa pubblicità (p. 56-64, 89-90, 116, 143), causando così un impasse pilotato e intellettualmente disonesto in gran parte della vita culturale d’oc, anche nelle vallate piemontesi.
E’ là che noi ci aspettiamo il peggio. Perchè fra le personalità rappresentate come esempi agli allievi, si trova al primo posto « François Fontan, nascita di una coscienza » (p. 89).
Fondatore dell’occitanismo nelle vallate italaine, ringraziato per questo da Robert Lafont[8]
F. Fontan non è altri che il teorico dell’etnismo, teoria nazionalista applicata all’occitania e fortemente intrisa di idee totalitarie, sia marxiste che di estrema destra.
Parigino di origini guasconi, nato nel 1929, soggiornò a Nizza da dove dovette scappare per faccende poco chiare. Andò a rifugiarsi in un piccolo villaggio italiano, Frassino, situato in Val Varaita, una delle cosidette valli d’oc. Egl ifondò a Nizza nel 1959 il Partito Nazionalista Occitano (sempre attivo anche oggi ma dop oaver rinunciato all’etnismo) e il Movimento Autonomista Occitano a Frassino nel 1968.
Gli autori del manuale lo presentano come « il creatore del nazionalismo occitano moderno ». Essi aggiungono che egli fu « il teorico di una politica progressista e ricercata che si richiamava all’umanesimo scienetifico ». Essi dimenticano di segnalare gl iapsetti chiaramente xenofobi e totalitari delle sue teorie, così come le si ritrova leggendo i suoi manifesti.
Così, nel suo Orientamento politico del nazonalismo occitano[9], si apprezzerà la sua scelta « umanista » per l’occitania (se possibile diventata indipendente) :
 
« tutta l’immigrazione dovrà per lunghi anni essere proibita nel nostro paese ; per gli indigenigià emigrati, chiunque essi siano ( francesi, ebrei, bretoni, etc, italiani, catalani, spagnoli, arabi, etc, la scelta sarà offerta tra tre soluzioni :rientrare nel loro paese d’origine, restare come stranieri con tutto ciò che implica lo stato di straniero, diventare cittadino occitano a condizione di adottare la lingua e il sentimeno nazionale occitani ».
François Fontan, come oggi ancora altri occitanisti anche nella regione alpina[10] ritengono che « l’etnia occitana » è caratterizzata, oltre che dalla sua lingua, da un elemento « razziale » di tipo genetico « il sangue O è più frequente che in Francia » [11].
La rivista occitanista piemontese Ousitanìo Vivo pubblica nel suo n. 264 del 25 febbraio 2002 un lungo articolo che spiega che, dal punto di vista sanguigno, la popolazione delle vallate condivide una specificità con « le popolazioni pirenaiche francesi » cosa che permette di affermare « una specie di sangue occitano e di continuità genetica dalle vallate cuneesi fin oall’Oceano Atlantico ».
Gli autori del nostro manuale sembrano di fatto aderire alla definizione « etnista » di Fontan : «  Secondo il princip  oetnista un popolo si caratterizza soprattutto per la lingua … » (p. 41). Si trova ance a pò 88 un’illustrazione dell’artista nizzardo Ben Vautier, discepolo di fontan e ardente difensore dell’etnismo (cf. il suo sito internet), che aggiunge sulla carta dell’occitania la parola « Vincerem ! » (« Vinceremo ! »). Si è visto prima la grande riunione per il lancio promozionale dell’occitano nelle vallate piemontesi è stata fatta sotto gli auspici di Fontan.
Inoltre, se essi indicano come bandiera dell’occitania la croce di Tolosa accompagnata da una stella a sette punte, è perchè questa stella e questa bandiera sono state così proposte da Fontan stesso « negli anni Settanta » (p. 9).
Poichè l’ultimo punto inquietante, sul quale bisogna assolutamente attirare l’attenzione, è che questo libro distilla, parallelamente all’ideologia occitanista etnista, un nazionalismo indipendentista.
La suddetta carta di Ben Vautier illustra per esempio un articolo che afferma che la rivolta dei vignerons linguadociani del 1907 costituisce, secondo uno dei suoi leaders, « il germe di un piccolo stato inseno al grande stato francese ». Si è visto prima come si evoca l’idea di un « desiderio d’indipendenza degli occitani » e della loro « resistenza » contro gl istati oppressori e colonizzatori (la Francia e l’Italia).
 
Si apprende anche incidentalmente a p. 129 che « il 50% dell’energia idroelettrica francese si produce in terrirotio occitano ». L’occitania sarebbe quindi autosufficiente … Perchè si ritrovano qua, evidentemente , le idee di Fontan, che considerava l’occitania come un paese colonizzato ( la sua targa commemorativa a Frassino lo presenta d’altronde come « il difensore dei popoli appressi e colonizzati »). Ecco dinuovo cosa scriveva Fontan, fra gli esempi riportati dal manuale :
« La nostra posizione è in realtà quella di un nazionalism oradicale ; noi stimiamo che la formazione di uno stato occitano indipendente, sovrano e unificatoè una necessità fondamentale per l’etnia occitana (…) noi siamo dunque separatisti per quanto riguarda lo stato francese (…) L’occitano deve ben inteso ridiventare la sola lingua ufficiale, la sola lingua corrente, e la solalingua dell’insegnamento, il francese dovrà retrocedere e sarà studiato come le altre lingue straniere » [12].
Per arrivare a questo, egli preconizza « a livello politico, fino all’indipendenza, l’utilizzo preferenziale dei mezzi democratici, e , se questi ci saranno negati, di tutti gli altri mezzi (…) dopo l’indipendenza, democrazia completa per ch iaccetterà le nostre tre basi fondamentali (…) repressione di tutte le altre tendenze politiche »[13].
Quanto alle « sacche che si riveleranno irreducibilmente francophone e francofile, esse devono essere private del potere (sotto tutte le forme) e represse per quanto sarà necessario»[14].
Si può certamente sostituire Francia e francese con  « Italia, italiano ».
 
Ci si può infine domandare se la diffusione gratuita di questo manuale, se ben presentata, presso dei bambini, con un contenuto così scioccante per una regione di un ostato membroi dell’Unione Europea democratica e moderna, con i pericoli così chiari in termini di indottrinamento degli allievi, non sia in qualche modo la realizzazione di un  votodell ostesso Fontan :
« Quaòi che siano i mezzi empiegati, è bene evidente che l’elemento decisivo è quello della presa di coscienza nazionale (…) Bisognerà prevedere un lungo periodo di bilinguismo occitano-francese (o occitano-italiano) nel corso del quale dovrà essere realizzata progressivamente un’opera immensa prima di edizione e di formazione d’isegnanti, poi di insegnamento obbligatorio e di uso amministrativo obbligatorio. Questo aspetto di coercizione legale non è concepibile se non accompagnato da una vasta propaganda e da diverse forme di interessamento materiale in favore della lingua… »[15].
Qualunque siano l’ingenua buona fede, l’ignoranza, la distrazione e/o la manipolazione coscienteche hanno permesso la realizzazione di quest’opera scandalosa e della sua diffusione gratuita presso le scuole primarie, non si può restare senza reagire : bisogna denunciarlo e ottenere il suo ritiro dalle scuole piemontesi e per tre ragioni principali :
 
-          Esso contiene numerosi e gravi errori che rivelano la poca competenza e serietà degli autori ;
-          Esso impone una visione militante, molto pilotata e discutibile delle lingue delle vallate piemontesi di cui tratta e dell’insieme del sud della Francia ;
-          Esso diffonde e contribuisce a diffondere in modo insidioso dei riferimenti ideologici e delle idee politiche estremiste e inammissibili ;
 
 
Altrimenti, sul piano didattico, questo libro non è – per fortuna – nemmeno un manuale, perchè esso non fa altro che riportare delle informazioni, senza alcun dispositivo pedagogico (obiettivo, attività d’apprendimento e di valutazione, etc), senza tener conto di alcuna conquista recente di domini oscientifico e di ricerca applicata alla didattica delle discipline.
Altre risorse in questo senso sono d’altronde disponibili : ho segnalato altre associazioni ( che son oattive attualmente per fermare l’avanzamento dell’ideologia occitanista[16]), il lavoro di qualità che realizzano, come per es. l’eccellente Manuale per l’insegnamento della lingua provenzale nella scuola elementare di Clara Arneodo edito dalCoumboscuro Cèntre Prouvençal nel 1998 e che utilizza le parlate autentiche delle diverse vallate.
 
 
Philippe Blanchet

[1] Primi risultati presentati al momento del colloquio Les langues minoritaires de l’arc alpin, Gap, 12 et 13/07/2002, Acte s.

[2] Presentata a p. 89 del libro come  « una sezione dipartimentale dell’Institut d’Etudes Occitanes ».

[3] La forme locale autentica del toponimo è  Drounié. Io dò qua ilnome ufficiale in italiano.

[4] A causa del suo viaggio nella Cévennes !

[5] Cf. Comunicato di espàci occitan pubblicato nei suoi Quaderni della Régione Piemonte, n° 36, maggio 2001, p. 3.

[6] Fonte : idem.

[7] Si tratta non soltanto di membri del Felibrige, ma anche della maggior parte delle associazioni culturali provenzali, come quelle raggruppate in seno all’Unioun Prouvençalo, o al Collectif provençal.

[8] Fonte : idem.

[9] Libreria occitana, Bagnols (Gard), non datato, p. 34-35.

[10] Vedi André Faure, Noms de lieux et de familles des Hautes-Alpes, Gap, Institut d’Etudes Occitanes des Hautes-Alpes et des Alpes de Haute Provence, 1998.

[11] F. Fontan, La nation occitane, ses frontières et ses régions, Bagnols/Cèze, Librairie occitane, 1969, p. 4.

[12] F. Fontan, Orientation politique du nationalisme occitan, op. cit., p. 6-7.

[13] Idem, p. 43.

[14] Idem, p. 35.

[15] Idem, p. 18 et 35.

[16] Cf. per esempio per dei dibattiti pubblici recenti il giornale  L’Eco del Chisone del 23/05/2002, 30/05/2002 e 06/06/2002, e le pubblicazioni delle associazioni La Valaddo o Coumboscuro Cèntre Prouvençal.