La lingua piemontese

 
Il Piemontese (nome nativo Piemontèis, codice ISO 639-3 pms) è riconosciuto fra le lingue minoritarie europee fin dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) ed è inoltre censito dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra le lingue meritevoli di tutela. È una lingua neolatina occidentale appartenente al sistema dei dialetti gallo-italici parlati nell'Italia settentrionale. Secondo taluni studiosi sembra costituire una transizione tra le parlate gallo-italiche dell'Italia del nord e le lingue gallo-romanze.
Si caratterizza per la ricchezza del consonantismo, tanto come del vocalismo, per le sue particolarità morfologiche, sintattiche e lessicali, che lo differenziano nettamente dall'italiano.

La lingua piemontese si deve ritenere una Lingua Regionale o minoritaria ai sensi della "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie", che all'Art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato". La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie" è stata approvata il il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1 marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.

Come lingua scritta, il Piemontese si usa fin dal XII secolo, ma una vera koinè si sviluppa solo nel settecento, epoca che vede la nascita di una letteratura a carattere nazionale che tocca poco per volta tutti i generi, dalla lirica al romanzo, alla tragedia, all'epica..
La grafia piemontese si basa sulla tradizione del Settecento; nel Novecento ha goduto di una standardizzazione più precisa e completa, che ha dato un non piccolo contributo alla stabilità e all'unità della lingua. Quest'ultima soffre l'influenza dell'italiano che, fin dagli anni sessanta del XVI secolo è la lingua legislativa, amministrativa e dell'istruzione in Piemonte (persino l'università di Torino fu rimodellata nel 1566 secondo gli schemi dell'Ateneo bolognese). La concorrenza della lingua ufficiale dello Stato potrebbe, secondo taluni, mettere in pericolo il Piemontese che rischierebbe in tal modo di scomparire nel corso del XXI secolo, salvo che si intervenga con misure serie per garantirne la sopravvivenza.
La lingua piemontese è di origine neo-latina, ovvero romanza, formata dal latino che si è innestato sull’idioma celto-ligure nel momento dell’occupazione del Piemonte da parte dei Romani, con successivi apporti di vocaboli dall'italiano, dal francese, dal franco-provenzale, dagli idiomi occitani, germanici, dall'arabo e dallo spagnolo.
L'area linguistica piemontese si compone di diversi dialetti che possiamo riunire in tre gruppi:

piemontese occidentale (torinese e cuneese);

piemontese orientale (astigiano, langarolo, roerino, alto monferrino (acquese), basso monferrino (casalasco), alessandrino, vercellese, biellese, valsesiano);

canavesano.