La Consulta Provenzale è venuta a conoscenza che il 15 settembre 2007 si è tenuta, presso il Municipio di Peveragno, una cerimonia durante la quale sarà esposta sulla Casa Comunale la così detta “bandiera occitana”.
A questo proposito, intendiamo avvertire gli Amministratori e gli abitanti del Comune di Peveragno, in merito ai rischi che si corrono sostenendo ed approvando la proposta di legge che consentirebbe di esporre sui municipi le bandiere delle comunità di appartenenza:
1) la c.d. “bandiera occitana” ( si tratta di una croce greca ritrinciata e pomettata di color oro in campo rosso, impropriamente chiamata “croce catara” o ”croce occitana”; storicamente attestata come “croce di Tolosa”, simbolo della Casata dei Conti di Tolosa, altrimenti detta Croce di Pisa, in quanto simbolo dell’antica Repubblica Marinara), è attualmente il simbolo adottato dalla regione amministrativa francese “Midi–Pyrénées”, con capitale Tolosa ( Sotto il logo della regione Midi-Pyrénées)
5) la c.d. “bandiera occitana” (una croce greca ritrinciata e pomettata di color oro in campo rosso con in alto a destra una stella a sette punte) è simbolo di un partito politico, il “Partit ischierebbe Occitan“, http://www.p-n-o.org/entrada.php, (in Italia MAO – Movimento Autonomista Occitano), fondato da François Fontan (teorico dell’etnismo e del “nazionalismo occitanista”) a Nizza nel 1959, con statuto depositato presso la Prefettura di Nimes, e che come tale non rappresentava alcuna comunità ma un gruppo politico (Le figure seguenti rappresentano la bandiera di tale partito politico e sono tratte dal sito www.paratge.it e www.chambradoc.it )
3) che la cosiddetta “bandiera occitana” non è e non è mai stata un simbolo autentico e storicamente accertato del territorio delle Alpi Sud Occidentali confinante con la Regione Provenza
4) esporre agli edifici pubblici delle vallate alpine piemontesi altre bandiere o simboli oltre a quelli già presenti, così come previsto dalle leggi vigenti non è necessario e rappresenta una violazione dell’imparzialità dell’istituzione comunale;
5) la Prefettura di Cuneo a nostra formale richiesta in merito ha risposto con lettera del 13 febbraio 2006 ( Prot. N . 3230/223Gab.) confermando che sui Municipi “non possono essere esposte bandiere straniere […] e neppure simboli privati ( es: simboli di partito, simboli di associazioni, e organismi vari).”
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6) Ogni comune possiede la propria storia e tradizione, il proprio orgoglio e la propria dignità da difendere. In particolar modo il proprio vessillo, che da secoli custodisce sulle facciate dei municipi, sui gagliardetti, sugli stendardi, approvato nello Statuto comunale, in cui si riconosce pienamente.
7) le comunità locali piemontesi si riconoscono, per evidenti ragioni storiche che richiamano la comune appartenenza al Ducato Sabaudo, poi Regno di Sardegna e Regno d’Italia, nella bandiera della Regione Piemonte, anche detto “Drapò”, che richiama nell’intenzione stessa dell’Ente Regionale i colori dello stemma sabaudo nel Tricolore Italiano; ricordiamo anche che ogni Comune ha un proprio gonfalone e stemma, approvato con lo Statuto stesso in cui si riconosce pienamente;
5) I Comuni piemontesi firmatari della proposta di legge in questione non rappresentano che una parte appena indicativa dei Comuni della Regione. Invitiamo pertanto la Regione Piemonte a considerare il reale peso della richiesta, ridimensionando la portata politica e sociale di una proposta di legge che non è affatto espressione di una volontà popolare diffusa.
In nessuno dei Comuni proponenti è stato accertato, tramite strumenti di democrazia diretta quali il referendum, quale sia la volontà popolare in merito a tale proposta di legge, né quale sia il grado di riconoscimento delle popolazioni nei simboli proposti;
la Consulta Provenzale
CHIEDE
ai Sindaci ed alla Regione Piemonte ed alle Istituzione di ogni ordine e grado di non appoggiare la proposta di legge in questione che rischierebbe di autorizzare l’esposizione sugli edifici pubblici dei municipi piemontesi, della bandiera di una regione amministrativa francese o, peggio, il simbolo di un partito nazionalista!
Inoltre, chiediamo alle Istituzioni e agli Enti Locali, agli Eletti nei rispettivi Consigli Regionali, Provinciali e Comunali e alle popolazioni locali di valutare la questione e di aprire un dibattito pubblico in merito.
Consulta Provenzale
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