Un grido di allarme per le Alpi

 
 
            Ad Alpbach in Tirolo, il 9 novembre 2006 si è riunita la nona “Conferenza delle Alpi” per discutere della salute del clima e del territorio delle regioni alpine, promossa dalla Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi ( Commission Internationale pour la Protection des Alpes), CIPRA.
 
            La CIPRA nasce nel 1952 ed   è un’organizzazione federale non governativa con sede in Linchtenstein alla quale aderiscono oltre 100 associazioni distribuite in sette Stati, partecipa alla Conferenza dei Ministri come osservatrice ufficiale. La CIPRA richiede da anni che gli Stati alpini si occupino con maggior impegno del tema “Popolazione e cultura” nelle Alpi. Così come per i settori trasporti, protezione della natura o turismo, la Convenzione delle Alpi prevede un protocollo attuativo anche per questo tema.
I temi messi sul tavolo sono fondamentali, la salute del clima, come le diversità culturali o il rapporto con le minoranze linguistiche, l’accesso ai servizi pubblici o questioni economiche, come ad esempio la promozione dell’utilizzo sostenibile delle risorse regionali quali  legno, acqua, energia elettrica.
Il CIPRA sottolinea l’importanza delle popolazioni alpine  suggerendo una sempre maggiore considerazione per queste e propone un protocollo “Popolazione e cultura”  risultato a cui si è giunto dopo aver rifiutato la proposta dei Ministri dell’ambiente degli stati alpini di fare una dichiarazione non vincolante invece di un protocollo vincolante. Obiettivo della Commissione   è ottenere un piano d’azione concreto per la protezione del clima che passi attraverso l’individuazione di una regione alpina da tutelare tramite provvedimenti vincolanti per gli stati interessati.
Tutto questo al fine di valorizzare l’immenso patrimonio di risorse naturali, legno, acqua, sole , vento e geotermia, e proprio sul tema “acqua” il CIPRA richiede da tempo un protocollo specifico per la protezione delle riserve idriche, dei ghiacciai, la tutela del territorio in caso di piene. Ma gli stati alpini non sembrano ancora recepire i segnali d’allarme, solo l’Austria ha proposto di creare un gruppo di lavoro in merito.
 
Resta quindi la difficoltà oggettiva di coinvolgere i singoli stati nei progetti per la salvaguardia del clima e dell’ambiente , infatti, l’ Unione Europea è ben lungi dall’aver recepito completamente i suggerimenti e gli stimoli che arrivano dall’azione del CIPRA e benché ultimamente alcuni spiragli si siano aperti tramite la sottoscrizione di alcun i protocolli importanti come il protocollo trasporti ancora molta è la strada che l’Europa deve percorrere in questo senso.
 
Sconcertante è il fatto che proprio due stati alpini come Svizzera e Italia siano reticenti ad impegnarsi su tali temi, l’Italia ha ratificato la convenzione quadro ma nessun protocollo attuativo  benché la sua quota di territorio alpino sia molto elevata.
 
Si pensi che ben il 54% del territorio italiano  risulta costituito da aree montagnose e che l’Italia possiede ben il 27,5% del territorio dell’arco alpino  per un’estensione pari a 1.200  km   circa in lunghezza e occupano una superficie di 300mila kmq. Si sta verificando un nuovo fenomeno di rimboschimento delle zone montane dovuto però all’inesorabile e ormai irreversibile abbandono di un territorio un tempo saldamente occupato da popolazioni che avevano costruito nei secoli un sistema economico integrato con l’ambiente e con i territori circostanti sia pianeggianti che costieri.
Questo è esattamente ciò che sta accadendo da alcuni decenni alla  montagna cuneese : abbandono della montagna significa quindi mancanza di presenza umana che possa controllare l’evolversi di un territorio spietatamente sottomesso alle leggi della natura e del clima.
 
Le classi dirigenti dei paesi alpini europei oscillano impacciate fra le esigenze energetiche e i conati di salvaguardia ecologica del territorio montano ma è chiaro che non riescono a focalizzare un obiettivo preciso restando immobili di fronte a intere vallate di fatto abbandonate a se stesse .
 
 
Info: CIPRA International, Im Bretscha 22, 9494 Schaan, Liechtenstein; tel. 00423/ 237.40.30, fax 00423/ 237.40.31; international@cipra.org; http://www.cipra.org/.