La Consulta Provenzale non può non occuparsi della montagna e delle sue problematiche, infatti la minoranza provenzale ha nel corso dei secoli ampiamente colonizzato i due versanti delle alpi sud occidentali dando vita a un’originale e vivace civiltà alpina.
La montagna alpina piemontese vive oggi una stagione di declino e abbandono, abbandono cominciato con la strage delle giovani generazioni delle due guerre del XX secolo e accentuato dai drastici cambiamenti economici del secondo dopoguerra. Con l’apertura delle grandi fabbriche nella pianura piemontese si aprirono nuove prospettive di benessere per tutti e così il flusso migratorio stagionale tradizionalmente diretto verso la vicina Provenza si inverte indirizzandosi verso il cuneese e il torinese e perde al sua caratteristica stagionale, infatti la maggior parte delle famiglie trasferitesi in pianura non torneranno più ad abitare stabilmente le originarie borgate.
Dopo il grande evento TORINO 2006, ben lungi dall’aver rappresentato un’opportunità di alcun tipo per le vallate interessate e anzi all’ombra dei grandi scempi inferti alla natura delle valli Susa e Chisone per l’allestimento della grande vetrina olimpica, questi temi ritornano in modo prepotente all’attenzione di tutti.
Di fronte alla cecità di chi per proprio interesse cerca di guidare treni ad alta velocità attraverso le montagne piemontesi. Al termine dell’infausto tentativo di egemonizzare la montagna , la sua lingua e la sua cultura così maldestramente operato dalle associazioni occitaniste, fra le prime ad abbandonare di fatto la montagna a se tessa per rincorrere i loro improbabili sogni nazionalisti e ideologici.
Visto lo stato di decadimento e prossimo smantellamento politico e amministrativo delle comunità montane divenute ormai ignobili luoghi di spartizione di potere e di denaro totalmente inutili al territorio che lasciano un vuoto infinito di idee e di proposte che non è altro che lo specchi odel deserto reale che circonda chiunque vada oltre i 700 mt di altitudine.
In tale condizione di abbandono e di progressiva vera e propria desertificazione si apre una serie di pesanti interrogativi che non possono lasciare indifferenti chi si occupa di montagna:
quali le risorse della montagna e in che modo usufruirne e a vantaggio di chi?
Si può accettare di ridurre il territorio montano a un semplice magazzino di risorse da svuotare in nome della logica del profitto a tutti i costi? Oppure si deve cercare un modello si “sviluppo sostenibile” che faccia della montagna e della sua gente i protagonisti insieme alle popolazioni vicine delle terre di pianura o di mare, in nome di un sistema economico integrato che garantisca ad ognuno un suo spazio economico e sociale nel rispetto delle differenti necessità di tutti? E soprattutto che garantisca un equilibrata convivenza fra essere umano ed ambiente, permettendo alle risorse di rigenerarsi secondo i ritmi naturali?
Le popolazioni montane devono seguire i suggerimenti politici di pochi gruppi che ne sostengono la completa autonomia amministrativa e governativa o è forse meglio lasciare a questi pochi i loro deliranti appelli a una nuova forma di indefinita indipendenza?
Oppure la montagna è ormai destinata allo spopolamento che ne farà al limite una terra di riserva naturale votata a un’esclusiva quanto poco convincente vocazione turistica?
Quale quindi il futuro delle zone montane?
Su tutto questo anche noi della Consulta Provenzale quali diretti interessati ai temi della montagna abbiamo intenzione di dire la nostra opinione.