Ecco alcune opinioni celebri sull’”occitania”:
“Occitan n'est malheureusement qu'un barbarisme latin découvert dans quelques rares grimoires. Il ne s'est jamais appliqué dans le Midi à aucune réalité historique, n'a jamais participé à la vie nationale du pays. C'est un mort-né à côté de ces vivants magnifiques qui s'appellent : Provence, Auvergne, Languedoc, Limousin, Gascogne, Béarn, Catalogne.” Vivo Prouvènço de juin 1913, Pierre Devoluy
« Allez partout dans nos provinces et interrogez les gents du peuple : ils vont diront : « Je suis cévenol, gascon, béarnais, lauraguais, etc... », je vous défie bien d'en trouver un seul qui vous dise : « je suis occitan. »
Marius André (Aiòli du 17 novembre 1897)
Nel 1896, il provenzale alpino Pierre Dévoluy nel suo libro “Istori naciounalo de la Prouvenço” scriveva che in tutte le valli limitrofe della Provenza ( denominata oggi dal punto di vista amministrativo, Provence-Alpes-Côte d’Azur) che scendono verso la pianura di Torino “ si parla essenzialmente provenzale tra pastori e gente di campagna”.
“…Poi, oh! Poi, la Provenza, semplicemente perché essa ha un bel nome! Un nome che continua a sedurre. Che parola dolce e ben fatta per designare una terra speciale! Sia che tu lo pronunci in latino: Provincia; in francese: Provence; in provenzale: Prouvenço, è comunque carezzevole e sonoro. Avere un bel nome, che fortuna! (…) Quale spinta verso la gloria! La parola “Provenza” è una di quelle parole fortunate. Nota che i conti di Tolosa non si fecero mai chiamare “conti di Languedoc”: l’espressione “conti di Provenza” aveva tutto un altro stile! Dire: “Io sono provenzale” suona meglio di “io sono linguadociano” (…) Ci sono parole di lusso delle quali ci si innamora quasi. “Provenza” è stato ancora uno di questi ultimamente. Provenza significa sole, azzurro, buon umore. Un perigordino, un catalano, un alterno sorridono gentilmente quando li si chiama provenzali. Certi se dicenti sapienti stanno per mettere le cose in ordine.
Per dare a Cesare ciò che è di Cesare, hanno tirato fuori con un incantesimo la parola “occitania”, e la hanno presentata su un piatto d’oro a Montpellier. Certo ,tutto ciò non nuoce a nessuno – seppure!
… Io constato soltanto che la parola “occitania” non ha alcun riferimento storico reale, per la semplice ragione che essa non è mai stata ricollegata ad una nozione di “patria”, e che in fatto di tradizione alla quale ci si possa appellare, tale termine non lo si trova se non in una forma alquanto rozza in qualche atto notarile – e ancora, avremo cura di non scordarlo! In un’avventura sentimentale dell’insaziabile Chateaubriand. Salvo qualche topo di biblioteca ,la gente del Meridione di Francia ignora placidamente la pretenziosa “occitania”. Azzardati a rivolgerti a una persona di Montpellier o a una di Tolosa dicendogli: “Lei è occitano” e loro ti risponderanno “Occitano? … E che cos’è?” Grazie a Dio, la gente per bene, ha memorizzato, nel loro sangue e nel loro midollo, che quando il Midi lottava per la sua causa, non era affatto il grido “occitania” a risuonare sulle mura di Tolosa. No, il Midi gridava a piena voce: “Avignone! Tolosa! Provenza” …”
Frederì Mistral
da Gai Savoir di Mario Gasquet, Paris Flammation, 1941