Egr. Cittadino,
Le inviamo questa lettera per informare in merito alla cd questione “occitana” e per chiarire alcuni punti controversi in merito.
I termine “occitano” non ha in realtà alcun riferimento né storico né geografico alle nostre vallate alpine delle province di Cuneo e Torino:
- dal punto di vista geografico queste vallate fanno parte del territorio dello Stato Italiano e della Regione Piemonte e non sono attestati su alcuna carta antica, medievale, moderna o contemporanea ( IGM di Firenze ad esempio) toponimi derivati dal termine”occitano”;
- la nostra storia non contempla in alcun documento, dall’antichità a oggi, alcun riferimento a “popoli, valli,lingua, cultura, città, regni occitani”.
Infatti, tali vallate sono di cultura e di lingua piemontese e provenzale alpina, così come è indicato nello studio del prof. Corrado Grassi “ Correnti e contrasti di lingua e dialetto nelle Valli cisalpine di parlata provenzale e franco-provenzale” edito da G. Ciappichelli Editore, Torino,1958 o dal prof. Fiorenzo Toso nel volume “Le minoranze linguistiche in italia” edito da Il Mulino, 2008. L’esperienza di associazioni provenzaliste come Coumboscuro Centre Prouvençal e di diversi scrittori, poeti e intellettuali quali Sergio Arneodo, Gustavo Buratti, confluite nella fondazione dell’Escolo dou Po nel 1961, a Crissolo inValle Po.
Il termine “occitano”, riferito alle nostre valli, è stato introdotto negli anni Sessanta da François Fontan, discutibile personaggio politico, fondatore del Partit Nacionalista Occitan nel 1959. Egli, esiliato dalla Francia, venne a rifugiarsi in valle Varaita, da dove cominciò a diffondere la dottrina del nazionalismo “occitano” e i simboli da lui creati, quale un panno di stoffa rossa riportante una croce dei Conti di Tolosa, o croce di Pisa, di colore giallo e una stella a sette punte, impropriamente chiamato “bandiera occitana”. I pochi seguaci che Fontan trovò nel Cuneese, cinque per l’esattezza (sicuro?), ancor oggi continuano, dopo l’esperienza del MAO, movimento autonomista occitano, la loro azione con Chambra d’oc e Espaci Occitan, ricercando la creazione della grande nazione “occitana”, l’”occitania granda”.
Tale dottrina, tali simboli e, di conseguenza, il termine “occitano”, hanno avuto da allora in Italia esclusivamente un significato politico e ideologico.
L’operato di queste due associazioni si perpetua testardamente senza alcun riscontro né aderenza da parte della popolazione locale, che non si riconosce in alcuna ideologia “occitanista”: le valli del sud del Piemonte vengono ancora comunemente chiamate dalla popolazione locale “valli alpine”, “le nostre valli”, “valli del cuneese o di Cuneo”, “valli del torinese o di Torino”, ad eccezione di quelle abitate dai Valdesi che vengono anche definite “valli valdesi”, ed ognuna di loro riporta un nome proprio derivato da evoluzione toponomastica, ma nessuna di esse è stata o è chiamata “valle occitana”.
Allo stesso tempo il termine “occitano” non è storicamente riferibile alla regione Provenza, attuale Region Alpes-Provence- Côte d’Azur, né alla maggior parte delle regioni del Meridione di Francia: esso fu usato in modo molto sporadico, e solo in lingua latina, e sempre riferito alla regione Languedoc.
Ecco alcuni casi di citazioni da testi latini:
nel 1641 compare “lingua occitanica”, nel 1650 “occitania”, entrambi riferiti alla bassa Linguadoca, e in seguito si trovano “occitanicus”, “occitanus” usati da Du Cange nel 1678;
il vescovo di Beziers Sant Afrodisio, nel redigere i suoi “Acta sanctorum” nel XVII secolo scrisse: “Occitaniâ seu Lengadociâ inferiore …” (Trad: “occitania, ossia la Linguadoca inferiore …”), espressione con la quale si riferiva alla bassa Languedoc;
nel 1634 abbiamo poi l'espressione “CONVENTUS OCCITANIAE”, riportata sui gettoni d’argento coniati in occasione dell’assemblea annuale degli Stati di Languedoc. Espressione che viene poi abbreviata in “COMIT. OCCIT.” e poi ancora “COM. OCCIT.” che stanno per “COMITIA OCCITANIAE”; 1
Poi tale termine riappare sporadicamente nella letteratura romantica francese, mentre il romanticismo tedesco usa esclusivamente il termine “provenzale”, vedi Schlegel ad esempio.
Mistral, poeta provenzale, rifiutò sempre per se e per la cultura provenzale, il termine e il concetto di “occitania”, riferendolo al suo luogo di origine ossia la regione Languedoc.
Le affermazioni che l’”occitania” sarebbe abitata da quasi 12 o 13 milioni di persone sono affermazioni del tutto prive di ogni riscontro demografico, linguistico, culturale e storico. Infatti, la Francia del sud ancor oggi è divisa in più regioni molte delle quali ancora portano nomi storici conosciuti, quali Perigord, Aquitaine, Provence, Auvergne, derivati dalla storia stessa di tali territori, ma non compare assolutamente e mai nella storia è comparso il nome “occitania” sulle carte geografiche o come denominazione di riferimento ufficiale di una di tali regioni.
Ad es. per quanto riguarda i trovatori è risaputo storicamente che i maggiori esponenti della lirica trobadorica furono del Limousin e del Perigord e non originari di una inesistente “occitania”, vedi le opere di Mölk “ La lirica dei trovatori” o qualsiasi libro di storia come “Histoire de la Provence” Edizioni Privat, scritto sotto la direzione di Edouard Baratier.
Al contrario di quello che sostengono pochi gruppi di attivisti occitanisti sia in Italia che in Francia, non esiste alcun sentimento nazionalistico “occitano” fra la popolazione che si sente del tutto estranea a tali manovre ideologiche. I territori che gli occitanisti vorrebbero facenti parte della “nazione occitana” sono tuttora parte integrante delle tre nazioni europee Francia, Italia e Spagna.
La Consulta Provenzale conduce dal 2000 la sua attività volta a ottenere il riconoscimento della lingua provenzale, nell’ambito della famiglia delle lingue d’oc, insieme a diverse associazioni italiane e francesi. Attualmente oltralpe collaboriamo con associazioni rappresentative di tutta la famiglia delle lingue d’oc, Unioun Prouvencalo (Groupement d’associations) e l’Unioun Prouvençalo Transaupino di cui la Consulta Provenzale è membro, Cercle Terre d’Auvergne, Institut Bearnais et Gascon, Conservatoire du Patrimoine de Gascogne, al fine di contrastare l’azione politico-nazionalista dei gruppi occitanisti. Il che la dice lunga su un ipotetico ed inesistente sentimento nazionale occitano che vedrebbe coinvolte migliaia di persone dalle Alpi ai Pirenei, in realtà queste persone sono del tutto ignare se non appunto del tutto contrarie all’occitanismo.
Questa nostra lettera vuole farvi notare il rischio di cadere in un pericoloso equivoco storico e culturale, che può portare a usare un termine, il termine “occitano” appunto, avente esclusiva valenza politica–ideologica, per indicare la realtà geografica, culturale e linguistica del sud della Francia, del Piemonte sud occidentale, che nulla hanno a che vedere con l’”occitano” o l’”occitania”.
Se riteneste opportuno un approfondimento o un confronto su tale tema, siamo a vostra piena disposizione, anche riguardo la segnalazione di dati, opere e autori che possano esservi utili a chiarire quanto sopra esposto.
RingraziandoVi per la cortese attenzione porgiamo i più distinti saluti.
Consulta Provenzale
1 A. S., Martii, III, col. 376; da Henri Barthés, Études historiques sur la “Langue occitane”, 1987.