I movimenti provenzali che sottoscrivono in calce, riuniti a Briançon, sabato 21 settembre 2002
Unioun Prouvençalo Transaupino
Consulta Provenzale
Unioun Prouvençalo
Collectif Prouvènço
Lingue polinomiche : "Lingue la cui unità è astratta ed è il risultato di un movimento dialettico e non del semplice consolidamento di una norma unica, e la cui esistenza è fondata sulla decisione concordata di coloro che la parlano di darle un nome specifico e di dichiararla autonoma rispetto alle altre lingue riconosciute". J.B. Marcellesi, "La définizione delle lingue nell'ambito romanzo : insegnamenti da trarre dalla situazione della Corsica" in Atti del XVII Congresso sulla linguistica romanza, Università di Provenza, Aix, 1984, pp. 307-314.
La Dichiarazione di Briançon è redatta in francese, in italiano e in provenzale. La versione provenzale è stata fatta secondo la grafia moderna detta "mistraliana" e in quella della Escolo dou Po che ne è la derivazione adattata all'italiano.Per quanto concerne la grafia moderna, è stata scelta, in omaggio a Federico Mistral, la varietà rodaniana del provenzale, per la grafia dell'Escolo dou Po, la varietà del provenzale di Oulx (Brianzonese italiano).
Les mouvements provençaux soussignés réunis à Briançon le samedi 21 septembre 2002
Unioun Prouvençalo Transaupino
Consulta Provenzale
Unioun Prouvençalo
Collectif "Prouvènço"
Langues polynomiques: "langues dont l'unité est abstraite et résulte d'un mouvement dialectique et non de la simple ossification d'une norme unique, et dont l'existence est fondée sur la décision massive de ceux qui la parlent de lui donner un nom particulier et de la déclarer autonome des autres langues reconnues." J.B. Marcellesi, "La définition des langues en domaine roman: les enseignements à tirer de la situation corse" in Actes du XVII° congrès de linguistique romane, Université de Provence, Aix, 1984, pp 307-314
La Déclaration de Briançon est rédigée en français, en italien et en provençal. La version provençale a été écrite en graphie moderne dite "mistralienne" et dans celle de l'Escolo dóu Po qui en est dérivée, adaptée à l'italien. Pour la graphie moderne, la variété rhodanienne du provençal a été choisie en hommage à Frédéric Mistral ; pour la graphie de l'Escolo dóu Po, il s'agit de la variété d'Oulx (Briançonnais italien) du provençal.
Loû mouvmon prouvansaou qu'on bità lor sinhaturë a la fin .ed qué documon itchì e qu'i s' soun trouvà a Briansoun, ël 21 dou mei dë stonbrë dl'an 2002
Longa poulinoumicca : "lâ soun ëd longa qu'i s' parlon din pluzieur paî, ma qu' laz on pâ ël meimë caractérë qu' laz ooutra: qu' lâ sion counsiderâ inë longuë unicquë, l'i ël rezultà d'in razounamon, l'i pâ ël rezultà dou chamin qu'on fai laz ooutra longa din lor fourmasioun. L'existansë d'inë longuë poulinoumicquë i l'i foundà ëd su la desizioun ëd quëllou qu'i la parlon dë lh' dounâ in noun, e d' la deiclarâ otonommë par rapor a laz ooutra longa." J.B. Marcellesi, "La définition des langues en domaine roman : les enseignements à tirer de la situation corse" en Actes du XVII Congrès de linguistique romane, Université de Provence, Aix, 1984, pp 307-314
La Deiclarasioun ëd Briansoun i l'i ità eicrittë an fransê, an italion e an prouvansal. La versioun prouvansal i l'i ità faitë din la grafî modernë qu'i lh' dizon "mistralienne", e din quëllë dl'Escolo dóu Po - l'i inë derivasioun dla "mistralienne" e i l'i ità adaptà a l'italion - Për respé për Mistral, ou bê mei ëd toutta lâ difërënta maniera ëd parlâ prouvansal, l'i ità chouazì la maniérë rodaniennë; për la grafî dl'Escolo dóu Po, l'i ità chouazì la maniérë d'Ouls (varaddë Briansounézë d'Italî).
Unioun Prouvençalo Transaupino - Consulta Provenzale - Unioun Prouvençalo - Couleitiéu "Prouvènço" (2002)
La Consulta Provenzale, gruppo di associazioni provenzali e piemontesi , venuta a conoscenza di una se dicente proclamazione di un non meglio identificato “governo provvisorio occitano”, atto di promozione di una non meglio identificata futura Repubblica Federale dei Paesi d’oc , avvenuta a Tolosa in data 24 marzo 2007
Ritenendo
Essere vere e proprie fantasie politiche e culturali le motivazioni addotte dai soggetti presieduti a tale atto e che si stia in tal modo strumentalizzando a fini chiaramente politici e nazionalistici le culture delle lingue d’oc
Promuovendo
La valorizzazione del lingua provenzale alpina, parlata nelle vallate del Piemonte meridionale, e delle altre lignue d’oc, parlate nel meridione di Francia
Non ritenendo
Assolutamente necessario alcun atto di indipendenza e nessun tipo di autonomia politica, legislativa e amministrativa quale condizione sine qua non per i mantenimento della lingua e della cultura dei paesi d’oc
Affermando
Bensì che tali attività culturali debbano essere realizzate attraverso l’interazione e la collaborazione pacifica con la società civile e le sue parti e nel rispetto delle entità e delle autorità politiche ed amministrative esistenti sul territorio
Dichiara
Che tale atto di fondazione di un governo provvisorio “occitano” rappresenti una chiara ed inutile provocazione politica alle Repubbliche di Francia , Italia e al Regno di Spagna, condotta dalla perversa logica politico-nazionalista ed etnista occitana, dalla quale i Provenzali d’Italia si dissociano con determinazione e con grande piacere
Ricorda
che il territorio che il GPO afferma essere di competenza propria, è in realtà di competenza politica e amministrativa di Italia Francia e Spagna
Afferma e dichiara
Che nessuno può arrogarsi il diritto di decidere il destino politico o amministrativo in vece dei Provenzali d’Italia
Che i Provenzali italiani e le popolazioni abitanti nel territorio delle Alpi sud occidentali e del mezzogiorno di Francia.non si riconoscono affatto in tale governo e che i territori da essi abitati non son oda considerarsi sotto l’autorità del governo provvisorio occitano
Conclude quindi affermando
La sua più completa estraneità e dissociazione da tale governo e dalla sua costituzione, nonché dalla futura, e già eventualmente avvenuta, stesura di una Costituzione di tale inesistente repubblica
Quindi si impegna
Ad ostacolare e combattere il su indicato governo provvisorio occitano
A non rispettarne l’atto di formale costituzione e di conseguenza a non riconoscerne mai l’autorità dei suoi organi e dei suoi membri
A non riconoscerne mai i simboli e i rappresentanti
A rifiutare ogni tipo di risoluzione o decisione da questo governo fantasma adottate
Desiderando con gioia e decisione
Che tale dichiarazione venga immediatamente assunta dai membri del governo provvisorio occitano come un netto rifiuto e una netta “dichiarazione di ostilità” da parte della
Consulta Provenzale
e delle popolazioni di lingua provenzale alpina
e delle associazioni
che la sostengono
Appello in merito alla questione “occitana” e il riconoscimento della lingua provenzale in Italia
Spett.le Candidata/o,
Le inviamo questa lettera per informarla in merito alla cd questione “occitana” e per chiarire alcuni punti controversi in merito, in vista delle prossime elezioni amministrative del giugno prossimo.
La Legge 15 Dicembre 1999, n. 482 " Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche " ha inopportunamente inserito fra le minoranze da tutelare quella occitana, facendo comprendere in questa dicitura le parlate provenzali alpine delle Alpi sud occidentali, questo errore del legislatore da una parte non permette l’effettiva tutela di una minoranza linguistica realmente esistente , quale quella provenzale alpina, e dall’altra a consentito di prosperare ad alcun i gruppi se dicenti culturali che diffondono una teoria politico-nazionalista che , qual è appunto l’occitanismo che sostiene la creazione di una grande nazione dalle Alpi all’oceano atlantico, l’”occitania granda”.
Tutto questo accade con un’enorme spreco di risorse pubbliche a scapito della vera identità culturale del nostro territorio.
I termine “occitano” non ha in realtà alcun riferimento né storico né geografico alle nostre vallate alpine delle province di Cuneo e Torino:
dal punto di vista geografico le zone a cui vi riferite fanno parte del territorio dello Stato Italiano e della Regione Piemonte e non sono attestati su alcuna carta antica, medievale, moderna o contemporanea ( IGM di Firenze ad esempio) toponimi derivati dal termine”occitano”;
la nostra storia non contempla in alcun documento, dall’antichità a oggi, alcun riferimento a “popoli, valli,lingua, cultura, città, regni occitani”.
Infatti, tali vallate sono di cultura e di lingua piemontese e provenzale alpina, così come risulta da seri studi linguistici riconosciuti da tutto il mondo accademico – scientifico a livello internazionale, quali, tra gli altri, “Correnti e contrasti di lingua e dialetto nelle Valli cisalpine di parlata provenzale e franco-provenzale” (prof. Corrado Grassi - G. Ciappichelli Editore, Torino,1958), “Le minoranze linguistiche in italia” (prof. Fiorenzo Toso - Il Mulino, 2008). L’esperienza di associazioni provenzaliste come le associazioni del Kyè, la Valddo i nVal Chisone, Coumboscuro Centre Prouvençal e di diversi scrittori, poeti e intellettuali riconosciuti, quali Gustavo Buratti, Antonio Bodrero, Beppe Rosso, Sergio Arneodo, … confluite nella fondazione dell’Escolo dou Po nel 1961, a Crissolo inValle Po.
Il termine “occitano”, riferito alle nostre valli, è stato introdotto negli anni Sessanta da François Fontan, discutibile personaggio politico, fondatore del Partit Nacionalista Occitan nel 1959. Egli, esiliato dalla Francia, venne a rifugiarsi in valle Varaita, da dove cominciò a diffondere la dottrina del nazionalismo “occitano” e i simboli da lui creati, quale il vessillo del suo partito, un panno di stoffa rossa riportante una croce dei Conti di Tolosa, o croce di Pisa, di colore giallo e una stella a sette punte, impropriamente chiamato “bandiera occitana”. I pochi seguaci che Fontan trovò nel Cuneese, cinque per l’esattezza (sicuro?), ancor oggi continuano, dopo l’esperienza del MAO, movimento autonomista occitano, la loro azione con Chambra d’oc e Espaci Occitan, ricercando la creazione della grande nazione “occitana”, l’”occitania granda”.
Tale dottrina, tali simboli e, di conseguenza, il termine “occitano”, hanno avuto da allora in Italia esclusivamente un significato politico e ideologico.
L’operato di queste due associazioni, Chambra d’oc e Espaci Occitan, si perpetua testardamente senza alcun riscontro né aderenza da parte della popolazione locale, che non si riconosce in alcuna ideologia “occitanista”: le valli del sud del Piemonte vengono ancora comunemente chiamate dalla popolazione locale “valli alpine”, “le nostre valli”, “valli del cuneese o di Cuneo”, “valli del torinese o di Torino”, ad eccezione di quelle abitate dai Valdesi che vengono anche definite “valli valdesi”, ed ognuna di loro riporta un nome proprio derivato da evoluzione toponomastica, ma nessuna di esse è stata o è chiamata “valle occitana”.
Allo stesso tempo il termine “occitano” non è storicamente riferibile alla regione Provenza, attuale Region Alpes-Provence- Côte d’Azur, né alla maggior parte delle regioni del Meridione di Francia: esso fu usato in modo molto sporadico, e solo in lingua latina, e sempre riferito alla regione Languedoc.
Ecco alcuni casi di citazioni da testi latini:
nel 1641 compare “lingua occitanica”, nel 1650 “occitania”, entrambi riferiti alla bassa Linguadoca, e in seguito si trovano “occitanicus”, “occitanus” usati da Du Cange nel 1678;
il vescovo di Beziers Sant Afrodisio, nel redigere i suoi “Acta sanctorum” nel XVII secolo scrisse: “Occitaniâ seu Lengadociâ inferiore …” (Trad: “occitania, ossia la Linguadoca inferiore …”), espressione con la quale si riferiva alla bassa Languedoc;
nel 1634 abbiamo poi l'espressione “CONVENTUS OCCITANIAE”, riportata sui gettoni d’argento coniati in occasione dell’assemblea annuale degli Stati di Languedoc. Espressione che viene poi abbreviata in “COMIT. OCCIT.” e poi ancora “COM. OCCIT.” che stanno per “COMITIA OCCITANIAE”; 1
Poi tale termine riappare sporadicamente nella letteratura romantica francese, mentre il romanticismo tedesco usa esclusivamente il termine “provenzale”, vedi Schlegel ad esempio.
Mistral, poeta provenzale, rifiutò sempre per se e per la cultura provenzale, il termine e il concetto di “occitania”, riferendolo al suo luogo di origine ossia la regione Languedoc.
Le affermazioni che l’”occitania” sarebbe abitata da quasi 12 o 13 milioni di persone sono affermazioni del tutto prive di ogni riscontro demografico, linguistico, culturale e storico. Infatti, la Francia del sud ancor oggi è divisa in più regioni molte delle quali ancora portano nomi storici conosciuti, quali Perigord, Aquitaine, Provence, Auvergne, derivati dalla storia stessa di tali territori, ma non compare assolutamente e mai nella storia è comparso il nome “occitania” sulle carte geografiche o come denominazione di riferimento ufficiale di una di tali regioni.
Ad es. per quanto riguarda i trovatori è risaputo storicamente che i maggiori esponenti della lirica trobadorica furono del Limousin e del Perigord e non originari di una inesistente “occitania”, vedi le opere di Mölk “ La lirica dei trovatori” o qualsiasi libro di storia come “Histoire de la Provence” Edizioni Privat, scritto sotto la direzione di Edouard Baratier.
Al contrario di quello che sostengono pochi gruppi di attivisti occitanisti sia in Italia che in Francia, non esiste alcun sentimento nazionalistico “occitano” fra la popolazione che si sente del tutto estranea a tali manovre ideologiche. I territori che gli occitanisti vorrebbero facenti parte della “nazione occitana” sono tuttora parte integrante delle tre nazioni europee Francia, Italia e Spagna.
La Consulta Provenzale conduce dal 2000 la sua attività volta a ottenere il riconoscimento della lingua provenzale, nell’ambito della famiglia delle lingue d’oc, insieme a diverse associazioni italiane e francesi. Attualmente oltralpe collaboriamo con associazioni rappresentative di tutta la famiglia delle lingue d’oc, Unioun Prouvencalo (Groupement d’associations) e l’Unioun Prouvençalo Transaupino di cui la Consulta Provenzale è membro, Cercle Terre d’Auvergne, Institut Bearnais et Gascon, Conservatoire du Patrimoine de Gascogne, al fine di contrastare l’azione politico-nazionalista dei gruppi occitanisti. Il che la dice lunga su un ipotetico ed inesistente sentimento nazionale occitano che vedrebbe coinvolte migliaia di persone dalle Alpi ai Pirenei, in realtà queste persone sono del tutto ignare, indifferenti e molto spesso del tutto contrarie all’occitanismo.
Segnaliamo il fatto che , oltre a minacciare il patrimonio linguistico provenzale alpino, il grande equivoco culturale “occitano” rischia in molte zone di ridefinire a proprio vantaggio e secondo criteri assolutamente assurdi le aree di lingua piemontese quali sono i territori di fondo e , a volte, di media vallata.
Il piemontese è stato finalmente definito lingua con una legge della Regione Piemonte del 7 aprile 2009 (Legge regionale n. 11 del 7 aprile 2009, Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte. )
E’ a rischio quindi gran parte del patrimonio linguistico piemontese alpino.
Facciamo notare che la scelta fatta in passato di alcuni partiti politici locali di appoggiare i movimenti occitanisti, sostenendo cosi le loro posizioni ideologiche e nazionaliste, si è sempre rivelata un inutile perdita di energie e denaro pubblico.
Infatti le popolazioni piemontesi alpine non si riconoscono affatto nei contenuti della teoria nazionalista occitana nei loro programmi culturali e linguistici.
La tentata e paventata presenza di un elettorato "occitano" non trova alcun riscontro nella realtà sociale del territorio in questione: qualsiasi conto o scommessa fatta sulla presenza di tale elettorato si è rivelata e si rileverà una perdita di tempo e un buco nell'acqua. A questo proposito vedansi i tentativi fallito di creare un partito locale occitanista quale il MAO e Paratge, entrambi falliti miseramente per mancanza assoluta e totale di risposta e consenso popolare.
Consigliamo, per la nostra conoscenze del territorio, di non basare su questo tipo di previsioni qualsiasi iniziativa politica e di evitare di fare riferimento a contenuti politico ideologici culturali , quali quelli espressi dalle associazioni occitaniste, totalmente estranei al territorio stesso al fine di evitare sonore delusioni all'apertura delle urne elettorali.
In questo modo eviterete sicuramente il rischio di cadere in un pericoloso equivoco storico e culturale, che può portare sostenere i gruppi occitanisti, aventi esclusivamente obiettivi nazionalisti e politico–ideologici, che nulla hanno a che vedere con la realtà geografica, culturale e linguistica del sud della Francia, del Piemonte sud occidentale.
La diffusione della cultura “occitana”, detta anche “globalizzazione occitana”, sostenuta da pure velleità nazionalistiche (negli ultimi anni appoggiata in Italia da responsabili politici desiderosi di diventare paladini di una para minoranza linguistica del tutto inventata) sta implodendo, dimostrando chiaramente, che oltre, slogan, bandiere, e inni, c’è un vuoto assoluto:
totale assenza di contenuti culturali e linguistici con unico risultato che il “marketing occitano” ha solamente contribuito a distruggere l’originale patrimonio linguistico delle Alpi occidentali.
Il tempo sta dando ragione alle fondate istanze delle popolazioni, studiosi, letterati, poeti, associazioni…, che, senza proclami e slogan di piazza, vivono questa zona transfrontaliera ed hanno profondamente a cuore questo territorio alpino di confine tra la Regione Piemonte e la Regione Provenza.
Questo è l’appello che rivolgiamo a tutti i candidati presenti nelle liste comunali, provinciali ed europee giugno 2009, al fine di riuscire a salvare le varianti del provenzale alpino parlato nelle zone montane delle Alpi Occidentali. Questo anche alla luce dell’avvio dell’imponente progetto di realizzazione decennale di un “Grande dizionario del provenzale alpino” a cui stanno partecipando attivamente le popolazioni di 145 valli alpine delle province di Imperia, Cuneo e Torino:
Restiamo a vostra disposizione per ogni richiesta di approfondimento e confronto. A vostra disposizione di dati, ricerche, studi, opere e autori che possano esservi utili a chiarire quanto sopra esposto.
RingraziandoVi per la cortese attenzione porgiamo i più distinti saluti.
Egr. Cittadino,
Le inviamo questa lettera per informare in merito alla cd questione “occitana” e per chiarire alcuni punti controversi in merito.
I termine “occitano” non ha in realtà alcun riferimento né storico né geografico alle nostre vallate alpine delle province di Cuneo e Torino:
Infatti, tali vallate sono di cultura e di lingua piemontese e provenzale alpina, così come è indicato nello studio del prof. Corrado Grassi “ Correnti e contrasti di lingua e dialetto nelle Valli cisalpine di parlata provenzale e franco-provenzale” edito da G. Ciappichelli Editore, Torino,1958 o dal prof. Fiorenzo Toso nel volume “Le minoranze linguistiche in italia” edito da Il Mulino, 2008. L’esperienza di associazioni provenzaliste come Coumboscuro Centre Prouvençal e di diversi scrittori, poeti e intellettuali quali Sergio Arneodo, Gustavo Buratti, confluite nella fondazione dell’Escolo dou Po nel 1961, a Crissolo inValle Po.
Il termine “occitano”, riferito alle nostre valli, è stato introdotto negli anni Sessanta da François Fontan, discutibile personaggio politico, fondatore del Partit Nacionalista Occitan nel 1959. Egli, esiliato dalla Francia, venne a rifugiarsi in valle Varaita, da dove cominciò a diffondere la dottrina del nazionalismo “occitano” e i simboli da lui creati, quale un panno di stoffa rossa riportante una croce dei Conti di Tolosa, o croce di Pisa, di colore giallo e una stella a sette punte, impropriamente chiamato “bandiera occitana”. I pochi seguaci che Fontan trovò nel Cuneese, cinque per l’esattezza (sicuro?), ancor oggi continuano, dopo l’esperienza del MAO, movimento autonomista occitano, la loro azione con Chambra d’oc e Espaci Occitan, ricercando la creazione della grande nazione “occitana”, l’”occitania granda”.
Tale dottrina, tali simboli e, di conseguenza, il termine “occitano”, hanno avuto da allora in Italia esclusivamente un significato politico e ideologico.
L’operato di queste due associazioni si perpetua testardamente senza alcun riscontro né aderenza da parte della popolazione locale, che non si riconosce in alcuna ideologia “occitanista”: le valli del sud del Piemonte vengono ancora comunemente chiamate dalla popolazione locale “valli alpine”, “le nostre valli”, “valli del cuneese o di Cuneo”, “valli del torinese o di Torino”, ad eccezione di quelle abitate dai Valdesi che vengono anche definite “valli valdesi”, ed ognuna di loro riporta un nome proprio derivato da evoluzione toponomastica, ma nessuna di esse è stata o è chiamata “valle occitana”.
Allo stesso tempo il termine “occitano” non è storicamente riferibile alla regione Provenza, attuale Region Alpes-Provence- Côte d’Azur, né alla maggior parte delle regioni del Meridione di Francia: esso fu usato in modo molto sporadico, e solo in lingua latina, e sempre riferito alla regione Languedoc.
Ecco alcuni casi di citazioni da testi latini:
nel 1641 compare “lingua occitanica”, nel 1650 “occitania”, entrambi riferiti alla bassa Linguadoca, e in seguito si trovano “occitanicus”, “occitanus” usati da Du Cange nel 1678;
il vescovo di Beziers Sant Afrodisio, nel redigere i suoi “Acta sanctorum” nel XVII secolo scrisse: “Occitaniâ seu Lengadociâ inferiore …” (Trad: “occitania, ossia la Linguadoca inferiore …”), espressione con la quale si riferiva alla bassa Languedoc;
nel 1634 abbiamo poi l'espressione “CONVENTUS OCCITANIAE”, riportata sui gettoni d’argento coniati in occasione dell’assemblea annuale degli Stati di Languedoc. Espressione che viene poi abbreviata in “COMIT. OCCIT.” e poi ancora “COM. OCCIT.” che stanno per “COMITIA OCCITANIAE”; 1
Poi tale termine riappare sporadicamente nella letteratura romantica francese, mentre il romanticismo tedesco usa esclusivamente il termine “provenzale”, vedi Schlegel ad esempio.
Mistral, poeta provenzale, rifiutò sempre per se e per la cultura provenzale, il termine e il concetto di “occitania”, riferendolo al suo luogo di origine ossia la regione Languedoc.
Le affermazioni che l’”occitania” sarebbe abitata da quasi 12 o 13 milioni di persone sono affermazioni del tutto prive di ogni riscontro demografico, linguistico, culturale e storico. Infatti, la Francia del sud ancor oggi è divisa in più regioni molte delle quali ancora portano nomi storici conosciuti, quali Perigord, Aquitaine, Provence, Auvergne, derivati dalla storia stessa di tali territori, ma non compare assolutamente e mai nella storia è comparso il nome “occitania” sulle carte geografiche o come denominazione di riferimento ufficiale di una di tali regioni.
Ad es. per quanto riguarda i trovatori è risaputo storicamente che i maggiori esponenti della lirica trobadorica furono del Limousin e del Perigord e non originari di una inesistente “occitania”, vedi le opere di Mölk “ La lirica dei trovatori” o qualsiasi libro di storia come “Histoire de la Provence” Edizioni Privat, scritto sotto la direzione di Edouard Baratier.
Al contrario di quello che sostengono pochi gruppi di attivisti occitanisti sia in Italia che in Francia, non esiste alcun sentimento nazionalistico “occitano” fra la popolazione che si sente del tutto estranea a tali manovre ideologiche. I territori che gli occitanisti vorrebbero facenti parte della “nazione occitana” sono tuttora parte integrante delle tre nazioni europee Francia, Italia e Spagna.
La Consulta Provenzale conduce dal 2000 la sua attività volta a ottenere il riconoscimento della lingua provenzale, nell’ambito della famiglia delle lingue d’oc, insieme a diverse associazioni italiane e francesi. Attualmente oltralpe collaboriamo con associazioni rappresentative di tutta la famiglia delle lingue d’oc, Unioun Prouvencalo (Groupement d’associations) e l’Unioun Prouvençalo Transaupino di cui la Consulta Provenzale è membro, Cercle Terre d’Auvergne, Institut Bearnais et Gascon, Conservatoire du Patrimoine de Gascogne, al fine di contrastare l’azione politico-nazionalista dei gruppi occitanisti. Il che la dice lunga su un ipotetico ed inesistente sentimento nazionale occitano che vedrebbe coinvolte migliaia di persone dalle Alpi ai Pirenei, in realtà queste persone sono del tutto ignare se non appunto del tutto contrarie all’occitanismo.
Questa nostra lettera vuole farvi notare il rischio di cadere in un pericoloso equivoco storico e culturale, che può portare a usare un termine, il termine “occitano” appunto, avente esclusiva valenza politica–ideologica, per indicare la realtà geografica, culturale e linguistica del sud della Francia, del Piemonte sud occidentale, che nulla hanno a che vedere con l’”occitano” o l’”occitania”.
Se riteneste opportuno un approfondimento o un confronto su tale tema, siamo a vostra piena disposizione, anche riguardo la segnalazione di dati, opere e autori che possano esservi utili a chiarire quanto sopra esposto.
RingraziandoVi per la cortese attenzione porgiamo i più distinti saluti.
Consulta Provenzale
1 A. S., Martii, III, col. 376; da Henri Barthés, Études historiques sur la “Langue occitane”, 1987.
Oggetto: Appello in merito alla questione provenzale in Italia
Oggetto: Appello in merito alla questione “provenzale”
Spett.le Candidato,
Le inviamo questa lettera per informarla in merito alla cd questione “provenzale” e per chiarire alcuni punti controversi in merito, in vista delle prossime elezioni amministrative del giugno prossimo.
Da sempre il termine di riferimento col quale denominare le parlate dell’arco alpino sud occidentale piemontese, sia nel mondo accademico che fra la gente comune, è il termine “provenzale”.
Durante gli scorsi decenni sono sorti degli equivoci le cui conseguenze e frutti sconsiderati si sono funestamente, anche se grazie a Dio solo parzialmente, diffusi sul territorio.
Infatti, la legge n. 482 " Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche " ha inopportunamente inserito fra le minoranze da tutelare quella occitana, facendo comprendere in questa dicitura le parlate provenzali alpine delle Alpi sud occidentali, questo errore del legislatore da una parte non permette l’effettiva tutela di una minoranza linguistica realmente esistente , quale quella provenzale alpina, e dall’altra a consentito di prosperare ad alcun i gruppi se dicenti culturali che diffondono una teoria politico-nazionalista che , qual è appunto l’occitanismo che sostiene la creazione di una grande nazione dalle Alpi all’oceano atlantico, l’”occitania granda”.
Tutto questo accade con un’enorme spreco di risorse pubbliche a scapito della vera identità culturale del nostro territorio.
I termine “occitano” non ha in realtà alcun riferimento né storico né geografico alle nostre vallate alpine delle province di Cuneo e Torino:
• dal punto di vista geografico le zone a cui vi riferite fanno parte del territorio dello Stato Italiano e della Regione Piemonte e non sono attestati su alcuna carta antica, medievale, moderna o contemporanea ( IGM di Firenze ad esempio) toponimi derivati dal termine”occitano”;
• la nostra storia non contempla in alcun documento, dall’antichità a oggi, alcun riferimento a “popoli, valli,lingua, cultura, città, regni occitani”.
Infatti, tali vallate sono di cultura e di lingua piemontese e provenzale alpina, così come è indicato nello studio del prof. Corrado Grassi “ Correnti e contrasti di lingua e dialetto nelle Valli cisalpine di parlata provenzale e franco-provenzale” edito da G. Ciappichelli Editore, Torino,1958 o dal prof. Fiorenzo Toso nel volume “Le minoranze linguistiche in italia” edito da Il Mulino, 2008. L’esperienza di associazioni provenzaliste come Coumboscuro Centre Prouvençal e di diversi scrittori, poeti e intellettuali quali Sergio Arneodo, Gustavo Buratti, confluite nella fondazione dell’Escolo dou Po nel 1961, a Crissolo inValle Po.
Il termine “occitano”, riferito alle nostre valli, è stato introdotto negli anni Sessanta da François Fontan, discutibile personaggio politico, fondatore del Partit Nacionalista Occitan nel 1959. Egli, esiliato dalla Francia, venne a rifugiarsi in valle Varaita, da dove cominciò a diffondere la dottrina del nazionalismo “occitano” e i simboli da lui creati, quale un panno di stoffa rossa riportante una croce dei Conti di Tolosa, o croce di Pisa, di colore giallo e una stella a sette punte, impropriamente chiamato “bandiera occitana”. I pochi seguaci che Fontan trovò nel Cuneese, cinque per l’esattezza (sicuro?), ancor oggi continuano, dopo l’esperienza del MAO, movimento autonomista occitano, la loro azione con Chambra d’oc e Espaci Occitan, ricercando la creazione della grande nazione “occitana”, l’”occitania granda”.
Tale dottrina, tali simboli e, di conseguenza, il termine “occitano”, hanno avuto da allora in Italia esclusivamente un significato politico e ideologico.
L’operato di queste due associazioni si perpetua testardamente senza alcun riscontro né aderenza da parte della popolazione locale, che non si riconosce in alcuna ideologia “occitanista”: le valli del sud del Piemonte vengono ancora comunemente chiamate dalla popolazione locale “valli alpine”, “le nostre valli”, “valli del cuneese o di Cuneo”, “valli del torinese o di Torino”, ad eccezione di quelle abitate dai Valdesi che vengono anche definite “valli valdesi”, ed ognuna di loro riporta un nome proprio derivato da evoluzione toponomastica, ma nessuna di esse è stata o è chiamata “valle occitana”.
Allo stesso tempo il termine “occitano” non è storicamente riferibile alla regione Provenza, attuale Region Alpes-Provence- Côte d’Azur, né alla maggior parte delle regioni del Meridione di Francia: esso fu usato in modo molto sporadico, e solo in lingua latina, e sempre riferito alla regione Languedoc.
Ecco alcuni casi di citazioni da testi latini:
nel 1641 compare “lingua occitanica”, nel 1650 “occitania”, entrambi riferiti alla bassa Linguadoca, e in seguito si trovano “occitanicus”, “occitanus” usati da Du Cange nel 1678;
il vescovo di Beziers Sant Afrodisio, nel redigere i suoi “Acta sanctorum” nel XVII secolo scrisse: “Occitaniâ seu Lengadociâ inferiore …” (Trad: “occitania, ossia la Linguadoca inferiore …”), espressione con la quale si riferiva alla bassa Languedoc;
nel 1634 abbiamo poi l'espressione “CONVENTUS OCCITANIAE”, riportata sui gettoni d’argento coniati in occasione dell’assemblea annuale degli Stati di Languedoc. Espressione che viene poi abbreviata in “COMIT. OCCIT.” e poi ancora “COM. OCCIT.” che stanno per “COMITIA OCCITANIAE”; 1
Poi tale termine riappare sporadicamente nella letteratura romantica francese, mentre il romanticismo tedesco usa esclusivamente il termine “provenzale”, vedi Schlegel ad esempio.
Mistral, poeta provenzale, rifiutò sempre per se e per la cultura provenzale, il termine e il concetto di “occitania”, riferendolo al suo luogo di origine ossia la regione Languedoc.
Le affermazioni che l’”occitania” sarebbe abitata da quasi 12 o 13 milioni di persone sono affermazioni del tutto prive di ogni riscontro demografico, linguistico, culturale e storico. Infatti, la Francia del sud ancor oggi è divisa in più regioni molte delle quali ancora portano nomi storici conosciuti, quali Perigord, Aquitaine, Provence, Auvergne, derivati dalla storia stessa di tali territori, ma non compare assolutamente e mai nella storia è comparso il nome “occitania” sulle carte geografiche o come denominazione di riferimento ufficiale di una di tali regioni.
Ad es. per quanto riguarda i trovatori è risaputo storicamente che i maggiori esponenti della lirica trobadorica furono del Limousin e del Perigord e non originari di una inesistente “occitania”, vedi le opere di Mölk “ La lirica dei trovatori” o qualsiasi libro di storia come “Histoire de la Provence” Edizioni Privat, scritto sotto la direzione di Edouard Baratier.
Al contrario di quello che sostengono pochi gruppi di attivisti occitanisti sia in Italia che in Francia, non esiste alcun sentimento nazionalistico “occitano” fra la popolazione che si sente del tutto estranea a tali manovre ideologiche. I territori che gli occitanisti vorrebbero facenti parte della “nazione occitana” sono tuttora parte integrante delle tre nazioni europee Francia, Italia e Spagna.
La Consulta Provenzale conduce dal 2000 la sua attività volta a ottenere il riconoscimento della lingua provenzale, nell’ambito della famiglia delle lingue d’oc, insieme a diverse associazioni italiane e francesi. Attualmente oltralpe collaboriamo con associazioni rappresentative di tutta la famiglia delle lingue d’oc, Unioun Prouvencalo (Groupement d’associations) e l’Unioun Prouvençalo Transaupino di cui la Consulta Provenzale è membro, Cercle Terre d’Auvergne, Institut Bearnais et Gascon, Conservatoire du Patrimoine de Gascogne, al fine di contrastare l’azione politico-nazionalista dei gruppi occitanisti. Il che la dice lunga su un ipotetico ed inesistente sentimento nazionale occitano che vedrebbe coinvolte migliaia di persone dalle Alpi ai Pirenei, in realtà queste persone sono del tutto ignare se non appunto del tutto contrarie all’occitanismo.
Facciamo notare che la scelta fatta in passato di alcuni partiti politici locali di appoggiare i movimenti occitanisti, sostenendo cosi le loro posizioni ideologiche e nazionaliste, si è sempre rivelata un 'inutile perdita di tempo.
Infatti le popolazioni piemontesi alpine non si riconoscono affatto nei contenuti della teoria nazionalista occitana nei loro programmi culturali e linguistici.
La tentata e paventata presenza di un elettorato "occitano" non trova alcun riscontro nella realtà sociale del territorio in questione: qualsiasi conto o scommessa fatta sulla presenza di tale elettorato si è rivelata e si rileverà una perdita di tempo e un buco nell'acqua. A questo proposito vedansi i tentativi fallito di creare un partito locale occitanista quale il MAO e Paratge, entrambi falliti miseramente per mancanza assoluta e totale di risposta e consenso popolare.
Consigliamo, per la nostra conoscenze del territorio, di non basare su questo tipo di previsioni qualsiasi iniziativa politica e di evitare di fare riferimento a contenuti politico ideologici culturali , quali quelli espressi dalle associazioni occitaniste, totalmente estranei al territorio stesso al fine di evitare sonore delusioni all'apertura delle urne elettorali.
In questo modo eviterete sicuramente il rischio di cadere in un pericoloso equivoco storico e culturale, che può portare sostenere i gruppi occitanisti, aventi esclusivamente obiettivi nazionalisti e politico–ideologici, che nulla hanno a che vedere con la realtà geografica, culturale e linguistica del sud della Francia, del Piemonte sud occidentale.
Se riteneste opportuno un approfondimento o un confronto su tale tema, siamo a vostra piena disposizione, anche riguardo la segnalazione di dati, opere e autori che possano esservi utili a chiarire quanto sopra esposto.
RingraziandoVi per la cortese attenzione porgiamo i più distinti saluti.
Valli Provenzali d’Italia, lì 22 febbraio 2010
Consulta Provenzale
Pour la préservation du patrimoine immatériel de la Provence
De nombreux mouvements provençaux demandent une reconnaissance officielle de la spécificité de la langue provençale et de sa variété niçoise, traditionnellement dite « langue niçoise ».
En portant cette revendication, la Provence n'est pas isolée. En mars 2007, le Collectif de la défense de l'identité saintongeaise a ainsi obtenu de la Délégation générale à la langue française et aux langues de France (DGLFLF) qu'elle reconnaisse le saintongeais comme langue d'oïl à part entière, et non plus comme une variante du poitevin. Pour fonder sa décision, la DGLFLF a notamment retenu le sentiment qu'ont les locuteurs saintongeais d'avoir un parler autonome, l'ancienneté de la
désignation "saintongeais", et la richesse de la production littéraire et savante sous cette appellation.
Qu'en est-il en Provence ? Les locuteurs provençaux ont bien le sentiment d'avoir une langue spécifique, l'ancienneté de la désignation de la "langue provençale" remonte à plusieurs siècles et la richesse de la production littéraire et savante en langue provençale a d'une part été couronnée par le prix Nobel de littérature de Frédéric Mistral et reste d'autre part d'actualité, qu'il s'agisse de littérature provençale ou d'ouvrages didactiques sur la langue provençale.
LE SENTIMENT D'UNE LANGUE SPÉCIFIQUE
Le provençal est vécu par les Provençaux comme une langue à part entière qui jouit d’un large soutien de la population et des collectivités locales, bénéficiant d’un net regain dans la vie publique depuis quelques décennies (publicités, signalization routière, festivals, théâtre, édifices...).
Le provençal, qui est la langue particulière de la Provence (avec le niçois dans l'ancien comté de Nice), est spécialement reconnu comme langue menacée par l’UNESCO (Atlas des langues en péril dans le monde, UNESCO, 2001) et par le guide des langues du monde qui fait autorité au niveau international (Ethnologue, languages of the world, 15th edition, 2005, Dallas, USA).
Un "Livre blanc pour l'avenir des langues provençale et niçoise" a été publié en 2003 par huit mouvements régionalistes et de nombreuses associations culturelles, qui y fixent quelque 65 priorités.
Les collectivités territoriales soutiennent aujourd'hui les langues provençale et niçoise, à travers le fonctionnement des associations culturelles, le soutien à l'édition et aux publications, la signalisation bilingue aux entrées de ville...
De très nombreux élus provençaux (parlementaires, maires, conseillers régionaux, généraux et municipaux), les presidents successifs du conseil régional (Michel Pezet, Jean-Claude Gaudin, Michel Vauzelle), plusieurs ministres ont pris position en faveur de la reconnaissance de la spécificité de la langue provençale.
L'ANCIENNETÉ DE LA DÉSIGNATION "LANGUE PROVENÇALE"
La littérature provençale remonte au moyen-âge et aux Troubadours dont de nombreux Provençaux, qui influencèrent les littératures d'Europe par leurs poésies du XIe au XIVe siècles.
Si Dante crée l'appellation "langue d'oc", nous noterons qu'au XIVe siècle, le troubadour Raymond Féraud, Provençal alpin, écrit dans sa Vida de Sant Honorat « Car ma lenga no es / De dreg proensales » (Car ma langue n'est pas du parfait provençal) par rapport au provençal de la basse Provence parlé à Aix-en- Provence, capitale de la Provence. Vers 1580, le Marseillais Robert Ruffi exalte sa langue : « Lo provençau, baudament / a lo drech de primier atge » (le provençal, hardiment, a le doit d'aînesse). Le terme de poésie provençale et de langue provençale pour désigner l'expression des Troubadours est fréquente depuis la deuxième moitié du XIXe siècle.
La première renaissance littéraire de la langue provençale que l'on pressent dans les Mystères du Briançonnais du XVe siècle, intervient au XVIe siècle, avec un foyer de création poétique autour d'Aix et Marseille (Bellaud de la Bellaudière, Tronc, Ruffi...), puis au XVIIe siècle, avec des créations théâtrales à Aix (Brueys, Zerbin, Codolet) et des poésies pastorales à Avignon et le Comtat Venaissin (Saboly). Antoine Godeau, de Dreux, l'un des fondateurs de l'Académie française en 1634, nommé évêque de Vence en 1636, écrit « Si Dieu me laissait le choix du don des miracles ou de la langue provençale, je choisirais plutôt de bien parler cette langue que de ressusciter trois morts par jour ».
La créativité en provençal se poursuit au XVIIIe s. dans les villes (Aix, Marseille, Arles, Toulon...) avec Diouloufet, Gros, Coye, Pélabon. Plusieurs dictionnaires sont publiés dont ceux de Pellas (1723), Germain (1785), Achard (1787). L'abbé Jean-François Féraud écrit son Essais de grammaire et de glossaire de la langue provençale.
Parmi de multiples preuves que les Provençaux ont conscience qu'ils parlent la langue provençale, nous citerons ce passage de l'Adresse à la Nation provençale que Mirabeau publie le 11 février 1789 : « Afflorinement, terme barbare que j'espère voir bientôt bannir de la langue provençale ». Or dans son « Adresse à la Nation Provençale » Mirabeau débat sur la politique propre au Comté de Provence, Pays d'Etat et s'élève contre l'obligation faite aux nobles provençaux d'être propriétaire et de payer l'impôt foncier dit l'afflorinement pour être élu député aux Etats de Provence. Cet usage de « langue provençale » par Mirabeau dans cette adresse envoyée à toutes les communautés de Provence, est la preuve que les Provençaux disent qu'ils parlent la langue provençale.
Dans la première moitié du XIX° siècle, la langue provençale demeure la langue maternelle des Provençaux. Le Provençal Eugène de Mazenod, issu de la noblesse de robe, devenu évêque de Marseille, et canonisé par l'Eglise pour son dévouement auprès des pauvres, demande aux prêtres de prêcher en langue provençale pour être compris des Provençaux : « Il faut parler leur langue pour être entendu d'eux. Il faut parler en provençal ». Une riche littérature populaire se développe, illustrée notamment par Rancher, Gélu, Maurel.
LA RICHESSE DE LA PRODUCTION LITTÉRAIRE ET SAVANTE
SOUS L'APPELLATION "LANGUE PROVENÇALE"
La production littéraire en langue provençale, née au moyen-âge, a été couronnée par le prix Nobel attribué à Frédéric Mistral en 1904. Dans la seconde moitié du XIX° siècle, cette littérature s'est en effet épanouie avec l'envol d'une littérature revendicative de prestige incarnée par Mistral, Aubanel, Roumanille et le Félibrige provençal. Elle s'est poursuivie dans la première moitié du XXe siècle avec de nombreux auteurs talentueux parmi lesquels nous citerons Joseph d'Arbaud, David Meyer, Sully-André Peyre, Germaine Waton de Ferry.
Après la guerre de 1940, la langue provençale reste majoritairement employée par les auteurs provençaux, qu'il s'agisse des poètes Max-Philippe Delavouët, André Compan ou Serge Bec, des écrivains André Ariès, Louis Bayle, Francis Gag, Charles Galtier, Jean-Pierre Tennevin, Bernard Giély, Michel Courty ou Philippe Blanchet et bien d'autres, tels ceux des vallées provençales d'Italie comme Sergi Arneodo, Grand prix littéraire de Provence, et le talentueux poète du Briançonnais italien
Remigio Bermond.
Dans ce début du XXI° siècle, nous assistons à l'éclosion d'une jeune génération d'auteurs en langue provençale, âgés de 20 à 30 ans, parmi lesquels la conteuse Céline Magrini et la poétesse du Comtat Venaissin Christelle Pépin.
Il existe spécifiquement pour la langue provençale des grammaires, des dictionnaires, des méthodes d’enseignement, des maisons d’édition et des centres de recherche.
Le provençal est enseigné de la maternelle à l’université en France, dans de nombreux cours associatifs et dans de très nombreuses universités étrangères.
La langue provençale se renouvelle et s'adapte aux mutations. Le dictionnaire français-provençal de Jules Coupier donne ainsi des définitions en provençal de termes techniques ou modernes.
La presse d'expression provençale et niçoise, riche d'une quarantaine de titres, est également un outil de modernization du vocabulaire, au travers des articles qu'elle consacre à des questions actuelles, de même que l'émission en provençal Vaqui sur France 3. La presse régionale emploie quasisystématiquement les appellations "provençal" ou "langue
provençale" lorsqu'elle fait référence à la langue régionale, et publie souvent des chroniques en langue provençale. Il existe aussi de nombreux sites internet en langue provençale.
Des festivals de théâtre en langue provençale permettent aux auteurs dramatiques et aux troupes, des Hautes-Alpes au Pays niçois et à la vallée du Rhône, de se rencontrer tels ceux de Fuveau et de Sorgues. Chaque année, pendant la période de Noël, dans toute la Provence, des groupes jouent les pastorals en langue provençale.
De nombreux chanteurs-auteurs-compositeurs provençaux modernes (le duo Cheops, Crous e Pielo, Guy Bonnet, André Chiron, Jean-Bernard Plantevin, les Tard-quand-dine, le groupe Marlevar des vallées provençales d'Italie...) mentionnent spécifiquement la "langue provençale". De plus, les ensembles polyphoniques chantant en langue provençale se retrouvent tous les deux ans lors des Poulifounìo Prouvençalo à Cavaillon.
Une année sur l'autre, un grand festival provençal organisé par le Collectif Prouvènço met en scène les artistes d'expression provençale et accueille des artistes de renommée international d'autres cultures régionales.
Chaque année, le Councours di Jouine de Prouvènço confié par la Région Provence-Alpes-Côte d'Azur à l'Unioun Prouvençalo réunit plus de 600 candidats, nombre en croissance constante, pour favoriser l'usage chez les jeunes et l'enseignement de la langue provençale et niçoise.
Le provençal, langue distincte à part entière
Vu la conscience des Provençaux que la langue provençale est une langue spécifique; Vu l'ancienneté séculaire de la désignation « langue
provençale »; Vu la richesse de la production littéraire et savante sous
l'appellation langue provençale; Vu que la langue provençale est une des langues de la famille d'oc, Vu l'article 7 « Objectifs et principes », paragraphe « e » de la Charte Européenne des langues régionales ou minoritaires, stipulant : « le maintien et le développement de relations... entre
les groupes pratiquant une langue régionale ou minoritaire et d'autres groupes du même Etat parlant une langue pratiquée sous une forme identique ou proche... »,
Nous, Provençaux et Niçois, demandons aux députés et aux sénateurs de la République française que la langue provençale et sa variante la langue niçoise soient insérées dans la liste des langues régionales de France comme langues distinctes à part entière.
Le Conseil d'administration de l'Unioun Prouvençalo
Louis SCOTTO J-Christophe SARRAZIN Marius ODDO
Coprésident Coprésident Coprésident
Alpes-de Haute-Provence Hautes-Alpes Alpes-Maritimes
J.Claude CHASTAN André ADAOUST Christiane ROCHE
Coprésident Coprésident Coprésidente
Bouches-du-Rhône Var Vaucluse
Henri FERAUD
Président délégué
Coprésidents : Louis SCOTTO, Centre d'expression provençale des Alpes-de-Haute-Provence, 04300
FORCALQUIER – Jean-Christophe SARRAZIN, lou Païs Gavouot, 05000 GAP- Marius ODDO, Les Amis de la
Culture Niçoise, 06440 BLAUSASC – Jean-Claude CHASTAN, membre fondateur, 13480 CABRIES – André
ADAOUST, Escolo de la Targo, 83000 TOULON, lou Raioulet de Sièis-Four – Christiane ROCHE, Escolo de
Pont de Sorgo, 84700 SORGUES – Henri FERAUD, Président délégué, 84000 AVIGNON
Vice-Présidents : Gilbert TOUVAT, Rode Osco Manosco, 04100 MANOSQUE – Jeannot MANCINI, lei
Meissuguié, 06740 CHATEAUNEUF – Hélène COLIN-DELTRIEU, Lou Prouvençau à l'Escolo, 13105 MIMET –
Louis GREGOIRE, Counfrarié de la Mantenènço di Tradicioun Prouvençalo, 84300 CAVAILLON
Délégués : Joël PEYROL, Vihado prouvençalo, 26230 GRIGNAN – Daniel FAUVELET, Les Amis de la langue
d'Oc, 30290 LAUDUN
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|---|---|
| La langue provençale.pdf | 67.81 KB |
La Consulta Provenzale, venuta a conoscenza dell’approvazione da parte del Consiglio Regionale della Regione Piemonte della proposta di legge in merito all’esposizione sui municipi e sugli edifici pubblici “delle bandiere delle comunità di riferimento”, ribadisce :
il proprio dissenso nei confronti di una nuova norma che è sostanzialmente inutile, in quanto “le bandiere delle comunità di riferimento” dei comuni piemontesi sono già ampiamente rappresentate dall’esposizione sui municipi dei vessilli della Repubblica Italiana, della Regione Piemonte e del gonfalone comunale;in quanto tale norma non realizza assolutamente alcun intento di tutela delle minoranze linguistiche piemontesi, al contrario legittima l’esposizione di un vessillo, la cd. “bandiera occitana”, che non ha giustificazioni origini storiche sul nostro territorio, ma rappresenta esclusivamente un partito politico estero e un’ideologia nazionalista e alcune associazioni culturali.
Che
la popolazione delle vallate alpine e dei Comuni di fondo valle non si riconosce in tale bandiera e nei suoi simboli.
Tale drappo è il simbolo del Pno, partit nazionalista occitan, ora partit de la nacion occitana, creato ad hoc dal suo fondatore François Fontan come simbolo del partito: di conseguenza esporre tale panno su un municipio significa esporre il simbolo di un partito politico, per di più estero.
tale bandiera non è riconosciuta da alcuno stato o organizzazione internazionale come bandeira di una nazione chiamata “occitania”.
vista la necessità di qualcuno di individuare, benché inutilmente, un vessillo delle comunità alpine piemontesi di lingua d’oc, si rende prima necessario stabilire quale sia tale vessillo tramite un accordo delle popolazioni interessate che da esso dovrebbero essere rappresentate. Tale accordo si rende necessario per garantire la massima trasparenza e rappresentatività del vessillo in questione.
Ricordiamo che questo accordo non è mai stato raggiunto né cercato da parte delle associazioni occitaniste che sostengono di poter imporre la loro bandiera a tutti i cittadini delle valli.
In assenza di un accordo in merito l’esposizione della cd. “bandiera occitana” verrà considerata un’indebita e ingiustificata imposizione da parte delle associazioni occitaniste.
Consulta Provenzale
La Consulta Provenzale, associazione culturale che opera in Italia per ottenere il riconoscimento e la tutela della lingua provenzale "a nosto modo", nel rispetto delle sue varietà storiche ancora in uso nelle vallate alpine del Piemonte sud occidentale,
L'Unioun Prouvençalo, gruppo di associazioni culturali, che opera in Francia per il riconoscimento della lingua provenzale e della lingua nizzarda nel rispetto delle loro varietà storiche e perché esse siano oggetto di uno statuto speciale di tutela,
Le associazioni francesi Cercle Terre D'auvergne, Institut Béarnais et Gascon, Conservatoire Du Patrimoine De Gascogne.
Dell'iniziativa "occitanista" denominata "Occitan lenga e cultura olimpica" volta a fare della lingua "occitana" la lingua ufficiale delle Olimpiadi Torino 2006, promovendo "l'uso della lingua occitana in tutti i momenti ufficiali e soprattutto nella cerimonia inaugurale dei Giochi"sul modello dell'iniziativa "Catalano Lenga olimpica" delle Olimpiadi Barcelona 1992;
la denominazione comune di "occitano", riferita alle varianti storiche della lingua provenzale alpina parlate dalle popolazioni che abitano le Alpi sud occidentali itialane, nonché a tutte le varianti della lingua provenzale e nizzarda nella loro area geografica francese alle altre lingue appartenenti alla famiglia d'oc : l'alvergnate, la guascone, la linguadociana, la limosina secondo la definizione di "lingua occitana" promossa dall'associazione detta Istituto di studi occitani (o IEO, o I.E.O.) e da diverse associazioni affiliate, quali Espaci Occitan e Chambra d'oc, operanti in Italia che celano l'obiettivo di stabilire come "lingua unica occitana normalizzata" di referenza fondata su una variante di Linguadociano, condannando all'estinzione le lingue storiche della famiglia d'oc;
l'impostazione ideologica di fondo dell'iniziativa "occitanista", volta a costruire così una lingua unica ufficiale comune a tutte le regioni d'oc ponendo in tal modo le basi per la nascita e l'affermazione della grande nazione "occitana", estesa dalle Alpi all'Atlantico;
il progetto stesso di "occitano lingua olimpica" delle Olimpiadi di Torino 2006, su imitazione di "catalano lingua olimpica" delle olimpiadi di Barcellona 1992, perché le gare invernali si devono svolgere nel Brianzonese italiano, di lingue italiana e provenzale mentre non esiste in realtà una lingua occitana comune, parlata o scritta, che sia effettivamente capita dall'insieme di locatori delle lingue d'oc del Midi di Francia;
a questo proposito il carattere totalmente artificiale di un "occitano lingua olimpica" la cui creazione è affidata a una commissione costituita ad hoc e designata arbitrariamente, senza alcun riferimento e attenzione ai locutori delle lingue d'oc né alle associazioni culturali che rappresentano le varietà di queste lingue; tali associazioni rilevano in particolare l'assenza della benché minima menzione delle associazioni culturali del Brianzonese italiano che operano la valorizzazione della linga provenzale nel rispetto della sua varietà alpino;
il fatto che le Olimpiadi Torino 2006 sono le Olimpiadi di tutti gli Italiani e di tutti i Piemontesi che le finanziano per mezzo delle tasse pagate allo Stato Italiano e che, quindi, accettare l'iniziativa "occitan lenga e cultura olimpica" significherebbe dare un'inopportuna esclusiva importanza ad un gruppo ristretto di associazioni private, quelle occitaniste appunto, negando nello scorrere della vetrina olimpica, spazio eguale di rappresentanza per le altre lingue, culture e tradizioni del Piemonte quale quelle piemontesi, franco-provenzali e walzer nonché a tutte le altre culture, lingue minoritare e tradizioni dell' Italia intera, spazio al quale tutte senza eccezione hanno diritto;
che gli sforzi fatti per realizzare questa operazione puramente mediatica chiamata "occitano lingua olimpica", non può che contribuire all'estinzione delle lingue storiche della famiglia d'oc a solo vantaggio di una lingua inventata chiamata "occitano normalizzato";
quindi, di non sentirsi affatto né coinvolti né rappresentati da tale iniziativa, considerandola una invenzione di alcune associazioni private "occitaniste", del tutto estranea ad alcuna partecipazione od appoggio da parte della popolazioni locali;
al TOROC, alla Regione Piemonte, alle Province di Cuneo e Torino, alle Comunità Montane e ai Comuni di rifiutare qualsiasi forma di appoggio diretto o indiretto a tale iniziativa, e di impegnarsi, invece, a promuovere in modo reale e corretto le lingue e le culture storiche vive minoritare e le tradizioni del territorio del Piemonte, delle vallate alpine piemontesi e dell'Italia intera.
La Consulta Provenzale presenta la Dichiarazione su esposta, col sostegno dell'Unioun Prouvençalo e in accordo con il Cercle Terre d'Auvergne, l'Institut Béarnais et Gascone e il Conservatoire de Gascogne.
Nel 1999 il Parlamento Italiano ha approvato la Legge n° 482 del 15 Dicembre 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” nella quale è stato introdotto il termine “occitano”, invece del termine “provenzale”.
Tale termine non corrisponde alla realtà culturale e linguistica delle vallate alpine del Piemonte meridionale. Forse ben pochi sanno in Italia che fra le lingue prese in considerazione dalle autorità competenti della Repubblica Francese, al momento della ratificazione della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie, c’era il Provenzale e non l’”occitano”.
Dopo dieci anni il nostro gruppo di associazioni culturali, Consulta Provenzale, l’Unioun Prouvençalo, l’Unioun Prouvençalo Transaupino, Collectieu Prouvenço con l’appoggio di Cercle Terre d’Auvergne, Institut Bearnais et Gascon e Conservatoire de Gascogne promuove un’ azione presso le autorità delle Repubbliche Italiane e Francesi, i loro parlamentari e l’Ufficio Europeo per le lingue Regionali e Minoritarie, perché il provenzale sia tutelato da apposita legge, come previsto dall’articolo 6 della Costituzione, come una delle lingue della famiglia d’oc.
I movimenti provenzali francesi ed italiani, ci appoggiano per ottenere questo riconoscimento.
Chiediamo la tutela del provenzale come una lingua della famiglia d’oc, per preservarla, nel rispetto delle sue varianti, da tutti i tentativi di standardizzazione “occitana” .